L’incontro con Gesù che libera

catenaA cura di Nunzio Loiudice

Mi chiamo Natasha, vengo dall’Ucraina, da un paese vicino Kiev; vivo e lavoro a Barletta da circa 2 anni. Ho una figlia di 21 anni. Sono nata in una famiglia che non era credente, anche se la mia mamma e la mia nonna erano cristiane protestanti. Nel nostro paese c’è sempre stata una maggioranza di cristiani ortodossi.

Durante il regime sovietico ricordo che mia nonna, nonostante non potesse disporre di una Bibbia, mi raccontava del Vangelo. Quando ero ragazza andavo a scuola dove era vietato professare alcuna fede.

Quando ho vissuto con mia nonna, capitava spesso che alcuni dei suoi fratelli credenti venivano a farle visita presso la mia casa. Mi ricordo che non appena arrivavano loro, io me ne uscivo di casa. Una volta arrivarono dei missionari americani, e mia nonna mi chiese se mia figlia insieme ad una mia nipotina volessero andare ad un campeggio cristiano un po’ lontano dal mio paese. Accettai ed io stessa le accompagnai al campeggio. Purtroppo in quel periodo mia nipote si ammalò ed io e la mia mamma decidemmo di andare in chiesa per pregare per la nostra piccola Victoria. Fu allora che mia madre decise di battezzarsi.

Io proprio non comprendevo il significato di quel gesto, eppure vedevo che la fede di mia madre e di mia nonna stavano cambiando la nostra famiglia. Ricordo in particolare che mia nonna mi invitava spesso ai culti battesimali che si effettuavano ad un fiume, di mattina presto, per evitare le interruzioni del regime sovietico. In quelle occasioni ascoltavo diverse testimonianze che però mi erano davvero incomprensibili; ad esempio c’era chi raccontava di essere stata reclusa in prigione per più di 15 giorni solo perché credente, un’altra raccontava di aver superato un difficile periodo di tossicodipendenza. Una volta spontaneamente chiesi ad una ragazza: «Ma nella chiesa di Cristo c’è posto per una persona normale come me?».

Ad un certo punto capii sulla mia pelle che quelle esperienze dure, difficili anche estreme avevano reso possibile l’incontro con il messaggio liberante e consolatorio di Gesù Cristo. Dopo un incidente stradale mi fratturai una gamba e rimasi a letto per ben 7 mesi. Spesso mi veniva a trovare un credente della chiesa dove si recava mia madre e lo ascoltavo con grande ammirazione.

Ma i guai per me non erano ancora finiti. Non appena guarii da quella grave lesione, purtroppo subii un altro incidente che mi provocò la frattura della stessa gamba. In quei momenti stavo davvero male, anche perché non avevo soldi sufficienti per potere fare un ulteriore intervento; ma quel fratello di chiesa, che viveva solo di una misera pensione, venne a casa mia e senza dire alcuna parola, mi offrì una lauta somma di denaro. Io rifiutai, ma lui mi rispose: «Questi non sono soldi per me, ma è un’offerta a Dio».

Dopo l’intervento, iniziai a frequentare la chiesa battista in Ucraina dove mi sono battezzata e dove ho iniziato un cammino nuovo guidata dalla mano amorevole di Dio. In seguito, per ragioni di lavoro, mi sono trasferita in Italia e la prima cosa che ho fatto è stato cercare una chiesa battista. Sono contenta oggi di aver trovato una chiesa qui a Barletta dove condivido la fede con fratelli e sorelle che ammiro per la loro accoglienza e bontà. Rendo grazie al Signore ogni giorno per questo incontro e chiedo di continuo a Lui la benedizione per tutti coloro che lo invocano.

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