In marcia con lo Spirito

03Volpe

di Raffaele Volpe

 

Riportiamo di seguito alcuni passaggi della predicazione del culto di apertura tenuta dal past. Raffaele Volpe, presidente dell’Ucebi, sul testo di Galati 5, 25 – 6. 18.

Il maestro interiore, così Calvino chiamava lo Spirito, «… mediante il quale penetra in noi e trapassa le nostre anime, la promessa della salvezza che altrimenti non farebbe che battere l’aria o risuonare alle nostre orecchie» (I. C. III, cap. I, 4).

Lasciamoci guidare dallo Spirito. Bisogna dedicare un ringraziamento speciale allo Spirito di Dio che in 150 anni ha continuato instancabilmente a trapanare la dura crosta della nostra infedeltà, perché penetrasse in noi e trapassasse le nostre anime la promessa della salvezza.

Spesso malgrado noi, qualche volta con noi, lo Spirito ha guidato, dal 1863 ad oggi, donne e uomini che si sono confessati cristiani e battisti; lo Spirito ha guidato le chiese battiste poste più al nord, insieme con quelle più al sud; è lo Spirito che ci ha condotti fin qui. (…)

Chi è troppo rigido o austero, si scontrerà con la creatività dello Spirito. Basta ripercorrere le esortazioni che Paolo rivolge ai Galati in nome dello Spirito, per confrontarsi con la leggerezza del frammento. Lo Spirito è leggero, non è pesante. E nello stesso tempo lo Spirito non ama i superficiali e i codardi. Nei frammenti d’amore dello Spirito ci sono spazi enormi che invitano alla responsabilità. È lo Spirito che tiene il timone, ma ciascuno di noi è chiamato a correre tra la prua e la poppa e lungo i fianchi della barca che è la Chiesa. Per issare la vela principale, tenere l’albero in posizione, regolare la tensione delle vele ed effettuare il cambio durante le manovre di virata. È lo Spirito che stabilisce la conduzione della barca. Ma noi dobbiamo sfruttare la forza trasversale del vento dello Spirito.

Se viviamo nello Spirito, marciamo pure nello Spirito. Dice Paolo. E allora, cosa stiamo aspettando? Riprendiamo la marcia dello Spirito. Se ci siamo fermati o abbiamo rallentato. Non importa. Certo, dobbiamo fare i conti con l’acido lattico delle nostre contraddizioni. Con le contrazioni muscolari delle nostre faziosità. Dum tempus habemus, mentre abbiamo tempo, dobbiamo imparare a dire basta. Basta alle discussioni inutili e infinite. Basta al feticismo delle nostre personalità. Basta al culto della rissosità e alla trasformazione delle chiese in palcoscenico delle frustrazioni. Basta all’invidia che cova dentro il suo seno uno spirito maligno. (…)

Lasciamo che vada lo Spirito alla testa del corteo. Riprendiamo la marcia. E cancelliamo dai nostri volti lo scetticismo, la rassegnazione, il cinismo. Quanti credenti frustrati incontro che si chiedono come mai le nostre chiese non crescano.  Ma che domanda è mai questa? Non crescono perché è impossibile raccogliere un frutto che non abbiamo seminato.

L’evangelo non è nostro. La chiesa non è nostra. Niente ci appartiene. Eppure noi apparteniamo a Dio per mezzo di Cristo. (…)

Lasciamoci guidare dallo Spirito e riprendiamo la marcia dello Spirito. Noi non sappiamo dove lo Spirito ci condurrà, conosciamo però il luogo di partenza. Non è un’idea. Non è una dottrina. Non sono i principi battisti. Né i nostri padri e le nostre madri. Le nostre strutture e il nostro piano di cooperazione. Non è neppure il nostro cuore e il nostro intelletto. La fede è il punto da cui bisogna ripartire. Non la fede in qualcosa, ma la fiducia in qualcuno. Oggi la domanda è: ti fidi di Dio? Ci fidiamo di Dio? (…)

Se ci fidiamo di Dio possiamo guardare negli occhi il nostro prossimo. Se ci fidiamo di Dio, non è più necessario giocare i primi 45 minuti nel campo dello Spirito e i secondi 45 minuti nel campo della carne. Dio non può essere preso in giro.

E la carne intesa come la paura che la fiducia in Dio non possa bastarci; come il costante compromesso tra una preghiera rivolta a Dio e un ammiccamento rivolto agli altri dei; come formula chimica composta di una molecola di egoismo, una molecola di presunzione e una molecola di codardia.

È nel campo della carne che spesso Dio ci sorprende a giocare e siccome è impossibile prendere in giro Dio, in questo modo prendiamo solo in giro noi stessi. (…)

Lasciamoci guidare dallo Spirito. Riprendiamo la marcia dello Spirito. Anche se noi non sappiamo dove lo Spirito ci condurrà. Lasciamo che Dio ci tiri verso la terra ferma della fede e non scivoleremo verso le acque paludose del dubbio e del compromesso.

Io mi vanto soltanto della croce del Signore Gesù Cristo, dice Paolo. E poi aggiunge che così si diventa una nuova creatura. Che paradosso! Se troviamo il nostro vanto nella croce, diventiamo una nuova creatura.

Qualcuno è ancora alla ricerca del manuale del discepolo perfetto, o della evangelizzazione infallibile, o delle indicazioni etiche chiare. Ecco servito su un vassoio d’argento tutto questo: esercitiamoci nel vanto della croce e, giorno per giorno, grazie ad una metamorfosi misteriosa, saremo trasformati in nuove creature. (…)

Nella chiesa greca si poteva scegliere se diventare monaco o stolto; e la stultizia era la conseguenza del discepolato del crocifisso.  Oggi, come ieri è successo ai nostri padri e alle nostre madri, siamo chiamati a compiere una decisione simile: cosa vogliamo essere monaci evangelici più o meno fedeli ad una tradizione oppure stolti discepoli e discepole della croce?

Saremo monaci se portiamo la croce appesa al petto. Saremo stolti, invece, se ci lasceremo guidare dallo Spirito.

Saremo monaci se ci accontenteremo di una buona predicazione. Saremo stolti, invece, se riprenderemo la marcia dello Spirito.

Saremo monaci se ci affideremo alle nostre sicurezze. Saremo stolti, invece, se seguiremo lo Spirito anche se non se non sappiamo dove lo Spirito ci condurrà.

Io mi vanto soltanto della croce del Signore Gesù Cristo: è questa la nostra stultitia. Ed è questa la decisione a cui siamo chiamati oggi! Non lasciamo scappare questa grande occasione. Amen.

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