di Luca Reina

Lavatevi e purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!

Isaia 1, 16-17

Quante sono le cose che ogni giorno l’essere umano è capace di imparare? La mente umana assimila quotidianamente migliaia di informazioni che, opportunamente, vengono accantonate e poste in un luogo della nostra mente, come in un archivio, pronte per essere tirate fuori ed utilizzate al momento opportuno.

Dalle più elementari alle più difficili, tutte le abilità che acquisiamo sono il frutto di un continuo e, spesso inconsapevole, imitare qualcosa o qualcuno.

Impariamo a camminare perché all’istinto che ci spinge ad alzarci in piedi si aggiunge la presa di coscienza che quel gesto sia giusto e fattibile, grazie al fatto che chi ci sta davanti non gattona, ma si mantiene in piedi. Impariamo a parlare perché riusciamo a sentire gli altri farlo e ne imitiamo i suoni. Se, infatti, fin da neonati, vivessimo in un eremo o su un’isola deserta, non riusciremmo a proferire parola.

Andiamo a scuola per imparare a leggere e scrivere, andiamo a lezioni di musica per imparare a suonare uno strumento, frequentiamo i centri sportivi per imparare uno sport, facciamo di tutto, e tutto quello che facciamo e che sappiamo è frutto di un percorso didattico nel quale qualcuno ci ha fatto da docente e noi siamo stati allievi ed allieve.

Sono davvero poche le cose che non possiamo imparare con i nostri sforzi, perché l’essere umano è un essere pensante e facilmente adattabile, che può imparare tutto. O quasi!

Una delle cose che, malgrado il nostro impegno, non possiamo imparare, è l’amore. Possiamo guardare all’amore che gli altri e le altre esprimono e ci esprimono, possiamo subire l’amore altrui, ma non potremo mai imparare ad amare, perché l’amore “non si comanda”. L’amore è qualcosa di così tanto libero, potente e superiore a tutto, che non può sottomettersi neanche alle leggi fisiche che disciplinano la nostra vita. L’amore va oltre la comprensione e, dunque, anche oltre l’umana fatica.

Possiamo trasmettere amore, ma non possiamo imparare ad amare, possiamo andare a scuola di buone maniere, ma non a scuola di bontà.

Tutto ciò non farebbe una grinza, se non fosse che la Parola tratta dal profeta Isaia ci dice che una via c’è: “imparate a fare il bene”, come a dire “c’è di più di quanto tu possa sforzarti di fare, c’è qualcosa che esula dalla tua limitatezza e che si libra più in alto del tuo mondo”.

Ci rendiamo chiaramente conto che questo invito smonta quanto finora detto, ma la prima qualità del discepolo, di chi è disposto ad imparare deve essere questa: riuscire a rimescolare le carte anche quando queste sembravano aver preso la giusta quadra. Sorvoliamo sulle possibili diramazioni teologiche che l’argomento può richiamare e penetriamo al cuore del concetto: si può imparare a fare il bene se non si può imparare ad amare da se stessi? Dovremmo poter dire di no, eppure la Scrittura non si rassegna mai all’ovvietà.

Le parole di Isaia (1, 16-17) seguono all’elencazione dei peccati di Giuda per i quali nemmeno i sacrifici rituali sono più graditi. Dio, si legge ai primi versi del capitolo 1, è stanco di questo popolo che offre montoni ed incenso, ma che non ha né conoscenza né discernimento. È un popolo ingrato, che si è rivoltato contro un Padre che lo ha nutrito ed allevato, un popolo ribelle che ha voltato le spalle a Dio e si è allontanato da Lui. Ma, inaspettatamente, all’apice di questa insoddisfazione, Dio non infligge un castigo al suo popolo, ma gli tende la mano: invita Israele a purificarsi, a rimuovere la malvagità ed a smettere di fare il male, per lasciare spazio ad una nuova era in cui il bene trionfi e la giustizia prevalga. Non più grasso di montoni, ma sacrifici di lode, non più mani che offendono, ma braccia che risollevano l’oppresso. Un invito a fare il bene o meglio, ad imparare a fare il bene.

Ribaltando i criteri di umana giustizia ed invitando il suo popolo a ricominciare da capo, a lavarsi ed a purificarsi, Dio insegna l’amore; spiega, a modo suo, attraverso il suo esempio, il senso vero dell’amore e dimostra che quell’amore è punto di partenza e di arrivo per imparare a fare il bene. Del resto, chi mai potrebbe insegnarci ad amare ed a fare il bene se non Colui che è l’Amore? Chi altro potrebbe insegnare a fare il bene se non Colui che ha tanto amato il mondo, da donare il Suo unico Figlio per esso? Se è vero sia impossibile imparare ad amare, è vero anche che Egli non si arrende a questa evidenza: infrange ogni certezza e ribalta ogni assunto, mandando il suo Figlio Gesù quale Maestro del bene. Da Lui il mondo può imparare il bene; da Lui, dal Maestro che ha fatto della sua vita un libro dal quale attingere non informazioni, ma esperienze, noi possiamo imparare l’amore. 

Gesù Cristo è la soluzione al vicolo cieco nel quale entriamo quando pensiamo di poter amare e fare il bene da noi stessi. È vero: non si va a scuola d’amore, ma se ne può fare esperienza, non possiamo imporci di amare, ma possiamo lasciare a Cristo la possibilità di farlo in noi al posto nostro. Se lasceremo spazio a Gesù, Lui prenderà possesso di queste nostre vite vuote e le riempirà di sé. Se gli permetteremo di vivere in noi, mettendo da parte noi stessi e vivendo questa vita non più nella carne, ma nella fede di Colui che per primo ci ha amati, l’amore si mostrerà a noi e si svelerà nella sua più profonda essenza. Così e solo così impareremo a fare il bene, perché saremo andati ad attingere direttamente alla fonte dell’amore. È Lui stesso che ci offre la soluzione, che ci invita a camminare con Lui, a metterci sotto il suo giogo leggero e dolce e ad imparare da Lui, mansueto ed umile di cuore. Cristo ci invita ad un discepolato nuovo, in cui imparare è riflesso del vivere in comunione con Lui.

Solo se metteremo da parte noi stessi impareremo che l’amore è qualcosa di tangibile e di non astratto, impareremo che l’amore ha un nome ed un volto e impareremo ad amare sebbene, umanamente impossibile.

Allora sì che smetteremo di fare il male, allora sì che riusciremo a ricercare la giustizia, allora sì che rialzeremo l’oppressa, faremo giustizia all’orfano e difenderemo la causa della vedova, perché tutto ciò non procederà da noi, ma discenderà da quell’amore che Gesù Cristo ci ha mostrato sulla croce e che, grazie al quale, oggi anche noi “sappiamo amare”.