Gesù e la samaritana

a cura della redazione

Nel dialogo di Gesù con la donna samarita- na i temi dei capitoli precedenti – l’acqua (cap. 2) e lo spirito (cap. 3) – sono ripresi e raccolti in un nuovo simbolo: l’acqua viva e l’annuncio del culto in spirito e verità.

Samaria era il nome dato dal re Omri alla capita- le da lui costruita per il regno d’Israele (I Re 16, 24) che designò in seguito l’aria circostante.

Dopo la conquista assira della Samaria (722 a. C.) gli assiri deportarono la popolazione e la sostitui- rono con cinque popolazioni (con relative divinità) provenienti dalle regioni orientali dell’Impero Assiro (II RE 17).

Inoltre quando i giudei tornarono dall’esilio, i Samaritani rifiutarono il loro sostegno per la riedifi- cazione del tempio (Esdra 4, 2s.)

Secondo lo storico Giuseppe Flavio, i Samaritani salutarono con favore la costruzione operata dal Alessandro Magno di un santuario sul monte Garizim. Durante la rivolta giudaica dei Maccabei contro i Siriani, i samaritani si schierarono dalla

parte dei siriani contro i giudei. Per questo, dopo la vittoria di questi ultimi, nel 128 Giovanni Ircano I distrusse il santuario sul monte Garizim senza impe- dire che da allora (fino ad oggi) i samaritani conti- nuino a celebrare i sacrifici.

Le recenti ricerche hanno ridimensionato la squalifica biblica dei samaritani. I samaritani, popo- lo tuttora esistente, attribuivano e attribuiscono tuttora un valore quasi esclusivo alla Torah, cioè al Pentateuco, attendevano la venuta di un restaura- tore (taheb) e onorano come luogo dove compiere i sacrifici il monte Garizim.

Alla luce della storia si capisce l’eccezionalità dell’incontro tra Gesù e la donna samaritana.

Al versetto 4 viene detto che Gesù doveva pas- sare per la Samaria. Il verbo indica una precisa volontà di Gesù e nel linguaggio del quarto vangelo può inoltre indicare una precisa volontà di Dio. La vicinanza al pozzo di Giacobbe sottolinea il contesto solenne dell’incontro.

Gesù chiede alla donna di dargli da bere. È una richiesta sconcertante perché i contemporanei di Gesù affermavano che chi chiedeva da bere a un Samaritano fosse un bestemmiatore. Inoltre era inconsueto che una donna attingesse acqua a mez- zogiorno. Di solito l’acqua al pozzo si prendeva la mattina presto o di sera.

Gli incontri al pozzo nella Bibbia sono associati alle nozze. In Genesi 24, il servo mandato per tro- vare moglie ad Isacco incontra Rebecca presso un pozzo. In Genesi 29 è sempre nei pressi di un pozzo che Giacobbe incontra Rachele. Sarà di nuovo vicino a un pozzo che Mosè incontra le figlie del sacerdote di Madian, tra le quali c’è Sefora, sua futura moglie (Esodo 2, 15). Forse non è un caso che anche nel nostro testo ricorre il tema delle nozze.

Non è possibile stabilire se la risposta della donna che tradisce il suo disagio dipenda dal fatto di incontrare un uomo presso un pozzo o, piut- tosto, dal pessimo stato dei rapporti tra Giudei e Samaritani.

Gesù coglie la domanda della donna: “come mai, tu che sei giudeo chiedi da bere a una donna samaritana” per condurre il colloquio su un altro tema: non più l’acqua, ma la sua identità come dono di Dio: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice dammi da bere (…)” (4, 10). Nel giudaismo con-

temporaneo a Gesù, l’acqua era sovente associata alla Torah, allo Spirito Santo e alla Sapienza.

La donna incalza Gesù e torna sul tema dell’ac- qua. Forse Gesù è più grande di Giacobbe che può attingere senza neppure avere un secchio? Tuttavia, il fatto che lo chiami “signore” rivela che la donna ha capito che il suo interlocutore è una persona di riguardo.

Gesù non cade nella polemica e torna sul tema dell’acqua viva che diventa una metafora della par- tecipazione alla salvezza. La donna non capisce il piano metaforico sul quale Gesù sta parlando. Per questo gli chiede di donarle quell’acqua che disseta per sempre. A quel punto Gesù chiede alla donna di andare a chiamare il marito.

La richiesta di Gesù coglie nel segno la condi- zione reale della donna che deve ammettere di non avere un marito. E questo vale sia se il diniego della donna riguarda la sua situazione coniugale (ha avuto cinque mariti e quello che ha ora non è suo marito) sia se il diniego della donna riguarda la sua situazione spirituale (le cinque divinità che i samaritani erano accusati di adorare). Va notato che per una donna giudea era concesso avere solo tre mariti. Non sappiamo se la stessa regola valesse per i Samaritani.

La donna riconosce in Gesù colui che ha capito la sua situazione: un profeta. Per questo gli rivolge la domanda cruciale per il rapporto tra giudei e samaritani, ovvero sul luogo dove bisogna adorare Dio: sul monte Garizim oppure a Gerusalemme.

Gesù risponde che sia Gerusalemme sia il monte Garizim hanno fatto il loro tempo. La salvezza viene dagli ebrei ma è giunto il tempo messianico quando la vera adorazione è in spirito e verità.

Il vero culto è la comunione con il Cristo vivente, così come il quarto vangelo approfondirà al capitolo 15. A questo punto la donna capisce che la persona che ha incontrato è qualcosa di più di un profeta e per questo pone a Gesù la domanda sulla venuta del Messia. Gesù, ed è la prima volta, utilizzando l’espressione “io sono” – una vera e propria carta d’identità di Dio – si presenta alla donna samaritana come il Messia atteso.

Il Messia si presenta a una donna dalla vita affettiva complessa, appartenente a una comunità eterodossa che vive al margine del popolo eletto. Questo incontro diventa il modo in cui Dio, nella persona di Gesù, incontra l’umanità.

Giovanni 4

1 Quando dunque Gesù seppe che i farisei ave- vano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni 2 (sebbene non fosse Gesù che battez- zava, ma i suoi discepoli), 3 lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea.

4 Ora doveva passare per la Samaria. 5 Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; 6 e là c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l’ora sesta.

7 Una Samaritana venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». 8 (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprar da man- giare.) 9 La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno rela- zioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose:
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che
ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene
avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». 11 La donna gli disse:
«Signore, tu non hai nulla per attinge-
re, e il pozzo è profondo; da dove avresti
dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu più
grande di Giacobbe, nostro padre, che ci
diede questo pozzo e ne bevve egli stesso
con i suoi figli e il suo bestiame?» 13 Gesù
le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua
avrà sete di nuovo; 14 ma chi beve dell’ac-
qua che io gli darò, non avrà mai più sete;
anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in
lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita
eterna». 15 La donna gli disse: «Signore,
dammi di quest’acqua, affinché io non
abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». 16 Gesù le disse: «Va’ a chia-
mar tuo marito e vieni qua». 17 La donna
gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai
detto bene: “Non ho marito”; 18 perché
hai avuto cinque mariti; e quello che hai
ora, non è tuo marito; in questo hai detto
la verità». 19 La donna gli disse: «Signore,
vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri
padri hanno adorato su questo monte,
ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo

7

dove bisogna adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conoscia- mo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adore- ranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». 25 La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa». 26 Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!»

27 In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna; eppure nessuno gli chiese: «Che cerchi?» o: «Perché discorri con lei?» 28 La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?» 30 La gente uscì dalla città e andò da lui.

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