I diritti violati delle donne afghane

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a cura della redazione

Il contesto storico

’Afghanistan è un Paese in guerra da più di trent’anni. Il conflitto più recente risale al 2001. Dopo l’attentato delle Torri Gemelle l’11 settembre, gli Stati Uniti pretesero dai talebani l’estradizione dello sceicco saudita Osama Bin Laden, capo della rete terroristica Al-Qaeda, che aveva installato in Afghanistan le sue basi e i suoi campi di addestramento, e mandante dell’attentato. Al rifiuto di Kabul, Washington rispose attaccando militarmente l’Afghanistan il 7 ottobre 2001 e rove- sciando il regime dei talebani (13 novembre 2001), grazie all’apporto bellico dei mujaheddin dell’Alleanza del Nord.

Nonostante le elezioni presidenziali (ottobre 2004; agosto 2009) la situazione in Afghanistan resta critica e la sicurezza del Paese rimane sotto il controllo delle organizzazioni internazionali, della NATO, dell’ONU, dell’ISAF e dell’Unione Europea, con un dispiegamento di forze che vede il recente

invio di un contingente di 30.000 soldati nella regio- ne e l’arrivo di altre truppe previste per il 2016.

La violazione dei diritti umani

Il trentennale conflitto in Afghanistan ha fatto sì che intere generazioni siano cresciute nel Paese senza aver mai conosciuto la pace e dovendo fron- teggiare giornalmente gli effetti sociali, psicologici, economici e persino fisici dei conflitti, passati e presenti. Un recente studio, basato sulle interviste effettuate a 700 afghani da Oxfam (confederazione di 14 organizzazioni non governative che lavorano con 3.000 partners in più di 100 paesi per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all’ingiustizia), ha dimostrato come circa due individui su cinque abbiano subito la distruzione della loro casa, un quarto quella delle loro terre, uno su tre sia stato derubato durante il conflitto.

Le condizioni di vita della popolazione, già critiche prima della guerra, sono peggiorate a causa della crisi umanitaria causata dal conflitto. Contrariamente a quanto viene propagandato in Occidente e agli sforzi compiuti, il rispetto dei diritti umani rimane un’utopia per molti afghani. Fatta eccezione per la capitale Kabul, la situazione non si discosta da quella esistente sotto i talebani e le vio- lenze contro i civili, in particolare contro le donne, continuano indiscriminate.

La violazione dei diritti delle donne

Il trentennale conflitto ha avuto un effetto dele- terio sulla condizione delle donne. In particolare il periodo in cui il potere è stato nelle mani dei Mujahedeen (’92-’96) viene considerato il capitolo nero della storia delle donne afghane i cui diritti furono duramente limitati. In seguito i talebani, con la loro interpretazione rigorosa della Sharia (legge islamica), riuscirono a mettere fine a molti abusi compiuti fino a quel momento contro le donne, ma ne istituzionalizzarono, al tempo stesso, l’emargi- nazione sociale relegandole nelle loro case. Dopo la caduta dei talebani nel 2001, la speranza di un cambiamento fu molto grande. In effetti da allora sono stati fatti significativi passi avanti: la nuova costituzione del 2004 ha incluso riferimenti all’ugua- glianza di genere e l’Afghanistan ha ratificato molti trattati internazionali sui diritti umani che implicano la responsabilità del governo alla protezione e alla promozione dei diritti delle donne afghane.

Nonostante questi progressi, la situazione della donne rappresenta uno dei problemi endemici della società. Di fatto le donne afghane non si vedono riconosciuti alcuni dei diritti considerati fondamen- tali: l’accesso all’educazione, alla sanità, al lavoro, alla vita politica, il riconoscimento costituzionale e la salvaguardia dei loro diritti.

Inoltre le violenze sono all’ordine del giorno. Si tratta di violenze sessuali, rapimenti, matrimoni for- zati o “omicidi d’onore” spesso frutto di una visione misogina di parte della società che non condanna né persegue tali pratiche.

«I had to run away» (Io devo scappare)

Il 28 marzo 2012 Human Right Watch, l’Organiz- zazione non governativa internazionale che si occu- pa della difesa dei diritti umani, ha pubblicato lo studio «Io devo scappare. La detenzione di donne e ragazze per “crimini morali” in Afghanistan». Lo stu- dio è basato su 58 interviste condotte in tre prigioni e tre strutture di detenzione per minori a donne e giovani accusate di «crimini contro la morale», tra cui: i rapporti sessuali illeciti, pre o extra matrimoniali (zina,) e la fuga da matrimoni forzati e da violenze domestiche.

Secondo l’Ong a gennaio 2012 sono state oltre 400 le donne e le bambine arrestate per aver commesso crimini contro la morale. «È sorprendente che, dieci anni dopo la fine del governo talebano, continuino a esserci donne e bambine arrestate per essere scappate da abusi domestici o unioni imposte contro la loro volontà», ha commentato Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch.

Troppo spesso, se non tollerata, la violenza sulle donne è considerata come parte della normalità. Sebbene la legge del 2009 per l’eliminazione della violenza contro la donna affermi che picchiare una donna costituisce reato, molto spesso gli uomini non vengono nemmeno indagati per i crimini che commettono ai danni delle loro compagne, mentre queste ultime vengono arrestate per aver semplicemente tentato di mettersi in salvo.

Oltre alla fuga da casa, un altro dei principali reati di cui vengono accusate le afghane è la zina, ovvero l’avere avuto rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Per questo crimine le donne possono essere punite con ben 15 anni di reclusione. Secondo il rapporto di Human Rights Watch sono molte le donne e le ragazzine che vengono accusate di zina pur essendo state violentate o costrette a prostituirsi.

L’Onu ha invitato l’Afghanistan ad abolire le leggi come quelle legate al reato di zina, che discriminano le donne e le condannano a pene ingiuste e degradanti.

«Per Karzai (presidente afgano, ndr), gli Stati Uniti e gli altri soggetti interessati – ha aggiunto Kenneth Roth – è arrivato il momento di far valere le promesse che sono state fatte dieci anni fa alle donne afghane: mettere fine ai crimini contro la morale e portare avanti realmente la promozione dei diritti delle donne».

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