Io vi faccio miei discepoli

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a cura della redazione 

Matteo 4, 18 – 22; Giovanni 1, 29 – 42

Idiscepoli seguono Gesù: rispondono a una chia- mata e a una predicazione. Il contrasto tra il rac- conto della chiamata dei primi quattro discepoli, così com’è riportato da Matteo, e il passaggio dei discepoli da Giovanni il battista a Gesù come lo racconta il quarto vangelo, evidenzia due elementi caratteristici dell’inizio del discepolato cristiano: la chiamata autorevole che viene dal Signore e la predicazione su Gesù come colui che toglie i peccati del mondo.

Matteo 4, 18 – 22. Il racconto della chiamata di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni è pressoché identico in Matteo e Marco (1, 16 – 20). Entrambi affermano che Gesù chiama i quattro mentre stanno lavorando e questi subito lo seguono. L’accento del racconto è posto sulla repentina risposta dei disce- poli che mette in risalto l’autorità della chiamata di Gesù.

Gesù inizia il suo ministero raccogliendo attor- no a sé quattro persone. Non c’è nessuna ragione che spiega perché essi lo seguirono: non sappiamo se Pietro e gli altri avevano già ascoltato la predi- cazione di Gesù; nulla ci è detto a proposito di un miracolo al quale avrebbero assistito e tanto meno se erano psicologicamente preparati a quello che stava per accadere loro. Insomma, alla domanda: Perché i quattro seguirono Gesù? L’unica risposta che il Nuovo Testamento ci dà è che Gesù li aveva chiamati. Più che dare una spiegazione, il vangelo di Matteo vuole mostrare l’autorità regale di Gesù che i quattro non mettono in discussione, ma che anzi cambia la loro vita.

Gesù chiama Pietro e Andrea mentre lavorano ed essi lasciano gli strumenti di lavoro per seguire Gesù. Giacomo e Giovanni stavano rassettando le reti con il padre, quando Gesù li chiamò. I due lasciano la barca e il padre, e lo seguono. La chia- mata di Gesù è talmente importante che i discepoli lasciano il loro lavoro e le loro relazioni per entrare in un altro campo d’attività e in una nuova comunità di relazioni.

Se, da una parte era usuale che un rabbino, un maestro come Gesù si scegliesse i propri discepoli, dall’altra il perentorio “Seguitemi!” rimanda a quello che Giovanni scriverà nel suo vangelo: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costruiti affinché portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (15, 16).

L’immagine “vi farò pescatori d’uomini” non deve essere intesa nel suo significato deteriore “vi renderò capaci di irretire i vostri interlocutori” ma come una metafora che chiarisce ai quattro pesca- tori il senso della loro missione: “fate discepoli tutti i popoli della terra” (Matteo 28, 19).

Giovanni 1, 29 – 42. La predicazione di Giovanni il battista spinge i suoi discepoli a seguire Gesù. Nell’arco di tre giorni, un po’ alla volta, il Battista parla di Gesù. Il primo giorno, egli nega di essere il Messia. Il secondo giorno, avendo visto Gesù, dice: “Ecco, l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (29) e successivamente: “io ho veduto e attestato che questi è il figlio di Dio” (29). Il terzo giorno, vedendo nuovamente Gesù, Giovanni affer- ma: “Ecco, l’agnello di Dio” (36).

Il carattere eccezionale della testimonianza del Battista dipende dal fatto che, secondo il quarto vangelo, egli non conosceva personalmente Gesù.

L’immagine dell’agnello che toglie il pecca- to del mondo si trova solo qui in tutto il Nuovo Testamento. L’autore del quarto vangelo, proba- bilmente, sta citando Isaia 53, 7 e Geremia 11, 9. Giovanni il battista istituisce una relazione tra il ministero di Gesù, quello del Servo del Signore e il

ministero profetico, anticipandone il carattere tragi- co. Gesù è il servo di Dio, figlio che Dio ha mandato per togliere i peccati del mondo, e per questo subirà la sorte dell’agnello immolato.

Il ministero di Giovanni il battista finisce quando i suoi discepoli, avendolo ascoltato parlare di Gesù, seguono il nuovo maestro. Giovanni dà così avvio al processo di formazione del movimento di Gesù.

Colpisce la stringatezza della domanda che Gesù rivolge ai discepoli “che cercate?” a confronto con la lunghezza delle sue predicazioni nel resto del vange- lo. La richiesta dei discepoli “maestro dove abiti?” va capita alla luce del Salmo 27, 4 dove l’orante chiede di abitare nella casa del Signore per contem- plarne la bellezza. Gesù acconsente alla richiesta dei due. I discepoli ascoltano, seguono, vanno, vedono e si fermano con Gesù. L’immediata corrispondenza tra l’aggregazione al movimento di Gesù e il ricono- scimento di un titolo messianico a Gesù è il punto focale dei racconti di sequela del quarto vangelo.

Dall’incontro con Gesù si sviluppa una reazione a catena che porta alla formazione del primo nucleo missionario. Andrea, trova suo fratello Simone e gli annuncia la scoperta fatta nell’incontro con Gesù: “abbiamo trovato il messia”. Andrea svolge il ruolo dell’araldo del Messia, ma è l’incontro tra Simone e Gesù che cambia al primo i connotati. Il nome nuovo, Pietro o Cefa è una specie di investitura. Gesù fa passare Simone di Giovanni dalla cerchia familiare al nuovo progetto missionario che si chia- rirà con la domanda e l’invio di 21, 15 – 19: “Mi ami più di questi? Pasci i miei agnelli”.

Dunque, dalla lettura e analisi dei due testi bibli- ci possiamo dire che il discepolato inizia con una chiamata autorevole del Signore che, sovente, pren- de la forma della testimonianza che altri ci danno dell’opera di salvezza e liberazione che Gesù ha svol- to per noi. Adesso viene il nostro compito: rispon- dere a quella chiamata, vivere con Gesù e parlare di lui ad altri.

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