Un matto da legare

Studio_11_2

a cura della redazione

1Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. 2 Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. 4 Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. 5 Di continuo, notte e giorno, andava tra i sepolcri e su per i monti, urlando e percotendosi con delle pietre. 6 Quando vide Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti 7 e a gran voce disse: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi». 8 Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!» 9 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». 10 E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese. 11 C’era là un gran branco di porci che pascolava sul monte. 12 I demòni lo pregarono dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 Egli lo permise loro. Gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci, e il branco si gettò giù a precipizio nel mare. Erano circa duemila e affogarono nel mare. 14 E quelli che li custodivano fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna; la gente andò a vedere ciò che era avvenuto. 15 Vennero da Gesù e videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che aveva avuto la legione; e s’impaurirono. 16 Quelli che avevano visto raccontarono loro ciò che era avvenuto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17 Ed essi cominciarono a pregare Gesù che se ne andasse via dai loro confini. 18 Com’egli saliva sulla barca, l’uomo che era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. 19 Gesù non glielo permise, ma gli disse: «Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te». 20 Ed egli se ne andò e cominciò a proclamare nella Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatte per lui. E tutti si meravigliavano. Marco 5, 1-20 La liberazione dell’indemoniato di Gerasa è un racconto molto strano: la gran quantità di demoni, il confronto serrato tra Gesù e Legione, la cacciata dei duemila porci che affogano nel lago ha indotto gli interpreti a catalogarlo come una favola popolare applicata a Gesù oppure a capirlo come una cronaca fattuale. La meraviglia, sia nel senso dello stupore sia nell’accezione dello spavento che Gesù suscita negli astanti è uno dei motivi del vangelo di Marco. In una parola, la stranezza di Gesù è uno dei motivi teologici di Marco. Ad esempio, all’inizio del suo ministero, Gesù insegna nella sinagoga di Cafarnao e tutti si stupiscono del suo insegnamento perché è autorevole (1, 22). Nel medesimo episodio, Gesù scaccia uno spirito impuro e tutti furono presi da spavento (1, 27). La guarigione di un uomo paralizzato fin dalla nascita suscita la meraviglia dei presenti, dove il verbo indica anche l’estraniamento dei presenti (4, 12). In 4, 41 – appena prima del nostro racconto – i discepoli hanno, dopo che Gesù placa la tempesta, letteralmente paura. Il centurione confessa che Gesù è il figlio di Dio perché lo vede morire così (15, 39). Un centurione che ha visto chissà quante persone morire crocifisse, deve avere trovato in quell’uomo che muore gridando il salmo 22 qualcosa di particolare. Sicché, le domande stupite “chi è costui?” e “che è mai questo?”, suscitate da un elemento strano, sono gli elementi narrativi che portano alla confessione della fede in Gesù il figlio del Dio altissimo. Marco 5, 1- 22 racconta che Gesù libera un uomo dai suoi demoni. L’uomo alienato e chiuso in un cimitero, per opera di Gesù, è di nuovo libero, sereno, vestito e padrone di sé. Ma c’è di più: quel matto da legare è, secondo Marco, il primo apostolo di Gesù. Gesù giunge nella terra dei Geraseni: terra pagana. Non manca una stoccata ironica nel descrivere il territorio pagano come una terra infestata da demoni e porci. La descrizione dell’uomo (versetti da 2 a 5) è ricca di elementi contraddittori. Da una parte l’uomo è un alienato che vive tra le tombe, posseduto da uno spirito immondo che ha, quelle che oggi chiameremo, delle manie autolesioniste. Dall’altra l’uomo è dotato di una forza straordinaria: nessuno riesce a legarlo, nemmeno con le catene e i ceppi perché aveva rotto entrambi. La gente del luogo cerca di domarlo e chiuderlo nei sepolcri. In questo modo prova a definire i confini della morte, dell’alienazione mentale e della stranezza. L’uomo vede Gesù da lontano, gli corre incontro, lo riconosce come il Figlio del Dio altissimo, ma gli chiede di non tormentarlo (versetti 6s.). Quell’uomo così forte riconosce in Gesù qualcuno più forte di lui e per questo lo implora in modo pressante di non cacciarlo dalla regione. Gesù non compie alcuna pratica di esorcismo. Anzi, in un certo senso, è costretto a chiedere il nome del demone: Legione. Alcuni commentatori, avendo notato che il termine “legione” ricorre nel Nuovo Testamento solo in questo racconto (e nel parallelo sinottico in Luca 8, 30), hanno ipotizzato una polemica contro la presenza delle legioni romane nella zona. In ogni caso la richiesta del nome e il nome stesso “Legione” evidenziano sia l’importanza per Gesù stesso di conoscere per nome i drammi di quell’uomo; sia la sua alienazione dovuta alla lacerazione prodotta da tante forze contrastanti che operano in quel solo uomo. Il racconto non manca d’ironia: i demoni chiedono di andare nei porci che però affogano nel lago. Gesù, il figlio del Dio altissimo, è più potente di loro e quella che sembrava una concessione è un imbro

glio che finisce i demoni. I guardiani dei porci fuggono per recare la notizia in paese. Gli abitanti del paese, arrivano e vedendo l’uomo seduto, vestito e sano di mente, hanno paura. Scrive Redalié: «Era meglio che uno solo fosse pazzo fuori dalla città, affinché altri potessero continuare le loro occupazioni» (107). Tutti in paese vogliono tornare alle proprie certezze, per questo supplicano quello strano Gesù di lasciare il territorio. Tutti tranne uno. L’uomo liberato dai suoi demoni vuole stare con Gesù, ma egli non glielo permette. Anzi lo manda a casa ad annunciare quanto il Signore ha fatto per lui e la misericordia che Dio ha avuto. L’uomo ubbidisce, ma a modo suo. Predicherà nel territorio della Decapoli annunciando quello che Gesù aveva fatto per lui. Tutti si stupiscono, ma è proprio così: l’indemoniato, il matto da legare è diventato il primo apostolo di Gesù. Una favola o una cronaca? Quello che conta è che Gesù ha liberato l’uomo. L’assenza di pratiche di esorcismo, il dialogo stesso tra Gesù e l’uomo ci mette in guardia contro un’eccessiva sopravvalutazione dell’esorcismo per concentrare invece l’attenzione sulla liberazione operata da Gesù e sulla nuova condizione dell’uomo che, finalmente è ridonato a se stesso e per questo potrà annunciare le cose che Gesù ha fatto per lui.

Yann Redalié, «Come fare un buon predicatore da un matto da legare», in I Vangeli. Variazioni lungo il racconto. Unità e diversità nel Nuovo Testamento, Claudiana, Torino, 2011, pp. 101 – 112.

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