Abbandonarsi a Dio con fiducia

pane_04_02di Cristina Arcidiacono

A volte i viaggi in treno aprono a visioni inattese. Sonnecchio, cullata dall’andare ritmico e dal sole che batte sul finestrino: gli occhi socchiusi si spalancano al turbinio di petali di papavero, agitati dal treno in corsa, vortici rossi su distese di grano meridionale. Vorrei dirlo a qualcuno: Guardate che meraviglia, che colori! La solitudine, a volte, aiuta a trattenere le immagini che passano, offre tempo ai pensieri e alle associazioni di idee e sentimenti. La bellezza del creato e la nostra relazione con Dio: entrambe fondate sull’amore, un amore che straripa, che si serve, per essere detto, della poesia e del canto dei salmi, che non si vergogna di gonfiare il cuore davanti alla sua manifestazione, che gioisce quando l’uomo e la donna meditano su di esso e lodano il nome del Signore. La creazione è stata affidata a noi uomini e donne, Dio si è fidato di noi, il suo amore è fiducia, affidamento. Come è complesso, a volte, abbandonarsi alla fiducia. Fiducia è il contrario di sicurezza, di volersi proteggere. E invece spesso, avrei proprio voglia di proteggermi, di difendermi dalle parole, dalla paura di «scoprirmi troppo» e mi sembra che anche tante amiche, tanti amici, abbiano lo stesso sentimento. Nell’amicizia, nel rapporto di coppia. Indipendenza, autonomia e nello stesso tempo sicurezza, sono parole imparate da bambine, che chiedono aiuto ad una relazione fatta anche di progetto comune, interdipendenza, fiducia. Paura di essere papaveri fragili in immense distese di grano. Di rimanere soli, sole, dimentiche delle parole: «il Signore è colui che ti protegge… Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre» (Salmo 121). Deve essere il piccolo libro su Bonhoeffer che stavo leggendo: «Non c’è modo di giungere alla pace per la via della sicurezza. […] Pace è il contrario di rendere sicuro. Cercare sicurezza significa avere sfiducia, e questa sfiducia genera a sua volta guerra. Pace significa affidarsi completamente al comandamento di Dio.»1 Sicurezza è la prima parola che viene usata dai grandi governanti come sinonimo di pace. Armi per difendere, per proteggere. Ma non solo nella guerra; anche nella quotidianità delle città la parola d’ordine è sicurezza. Il rischio fa guadagnare al gioco, in borsa, ma non nelle relazioni! Poi penso a quelle donne e quegli uomini che si sono affidati a Gesù, malati, peccatori, prostitute, vedove: nessuno avrebbe mai affidato loro qualcosa; nella relazione con Gesù sono diventati discepoli e discepole, ponendo davanti a lui le loro vite, con fiducia. Certo, la fiducia non è a buon mercato, né è possibile a rate: per Gesù Cristo ha significato la via della croce. Dio si lega all’umanità con un gesto di amore più grande di ogni altro gesto e lo fa per amore. Le grandi cose del mondo, la creazione affidata e avvelenata, la guerra spacciata per difesa di pace, la pace invocata dall’amore, e le difficoltà quotidiane, fatte di gesti e parole che vogliono essere accolte, nella loro precarietà e approssimazione, un balbettio fiducioso in attesa di ascolto. In viaggio i pensieri si arruffano tutti e si cercano a vicenda, tra ricordi, letture, presente e desideri. Forse perché anche la fede vuole essere in cammino e poi dove abito non ci sono campi di grano. 1 Renate Bethge, Dietrich Bonhoffer, Un profilo, Torino, Claudiana, 2004, 34-35.

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