Annunciare l’Evangelo della Grazia

Evangelizza_04_1di Carmine Bianchi

 

Da quando collaboro con un gruppo di volontari, operatori di strada, in sostegno ai senza fissa dimora, sono entrato in contatto diretto con una realtà che fino ad ora mi aveva solo sfiorato: un esercito di uomini e donne che non hanno una casa, non hanno un reddito, vivono di espedienti dormendo per la strada, dove capita. Pietro, uno di loro, una sera mi ha detto: «Noi abbiamo perduto tutto, anche la grazia». Ho riflettuto che Pietro dava al termine grazia un significato solo apparentemente meno teologico: egli si riferiva alla grazia nei movimenti, all’essere aggraziati, presentabili, muovere il proprio corpo con dignità. Molti senza fissa dimora, infatti, a forza di dormire nei cartoni, trascinano il proprio corpo piuttosto che camminare; altri alcolizzati hanno il viso perennemente rosso e pieno di allergie, alcuni di essi, tossicodipendenti e malati di Aids, vanno in giro tossendo insistentemente o vomitando dove capita. «Abbiamo perduto la grazia…». Quando non si ha più niente in cui sperare, niente per cui lottare, nessuno in cui credere, ti lasci andare… fino a rinunciare alla tua dignità di essere umano e questo è rivelato anche dal tuo corpo. Ma anche tra persone che vediamo ben vestite, che hanno dimore a volte più che dignitose, che guidano macchine potenti, la situazione non è meno triste. Benché vivano gomito a gomito con i vicini, molti di essi si sentono alienati, isolati, soli. L’isolamento e la solitudine sono fra le principali cause di depressione e di disperazione e sono il risultato di una cultura in cui le cose contano più degli individui. Le persone si sentono abbandonate a loro stesse in un mondo che si autoalimenta di egoismo; il deserto spirituale ed emotivo diventa un terreno fertile per l’avidità materiale e il consumismo sfrenato, si curano con la stessa medicina che li uccide. Anche in questo contesto si è perso di vista la grazia: in un mondo dove tutto ha un prezzo, dove tutto può essere venduto e comprato la gratuità è un concetto sconosciuto. Ma allora, come parlare oggi della Grazia? È sorprendente notare nei Vangeli che Gesù trascorre la maggior parte del suo tempo con la gente, specialmente con i sofferenti, si intrattiene con i malati, con gli emarginati, gli ultimi della società di allora, ma anche con chi soffre per la mancanza di senso della vita. La Buona Notizia che Gesù proclamava loro era: il Regno di Dio si è avvicinato a voi (Marco 1:15). Dio stesso, incarnandosi in Cristo ha inteso dare un messaggio chiaro: Dio non è indifferente alle sofferenze dell’essere umano, ma le prende su di sé, le fa sue, così come fa sua la nostra condizione di estraneità (Isaia 53:4). La Grazia è Dio che si avvicina a noi e quando essa diventa parte della nostra esperienza di vita, trasforma tutto il nostro essere. Annunciare l’Evangelo della Grazia, ieri come oggi, significa principalmente lasciarsi coinvolgere nella sofferenza dei sofferenti e portare concretamente la presenza di Dio in noi a chi Lo percepisce come lontano e assente dalle vicende della propria vita.

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