Come un piccolo seme

fotoartivolovirginiedi Virginie Nianzou

 

«IL Regno dei cieli è come un granello di senape che un uomo semina nel suo campo. Il seme è il più piccolo di tutti i semi ma quando è cresciuto diventa la più grande di tutte le piante, diventa un albero, e gli uccelli vengono a fare il nido sui suoi rami». Così Gesù spiegava cosa fosse il Regno dei cieli ai suoi discepoli: una realtà che all’inizio è nascosta, piccola, insignificante. Nessuno le darebbe importanza. Ma che poi, grazie alla fede, cresce e non si ferma più. Fino a diventare un albero grande con le radici forti, i rami robusti, sui quali gli uccelli si posano e trovano riparo.

Ci sembra che in questa parabola si possa rileggere anche la storia della nostra chiesa a Firenze. Tutto è cominciato nel 2001, quando, alla fine dell’estate, la sorella Marie Therèse, appena arrivata in Italia dalla Costa d’Avorio, si stabilì a Signa, subito fuori Firenze. Lì cominciò a condurre un gruppo composto da sette persone che si ritrovavano a pregare insieme ogni sera e poi celebravano un culto una volta al mese. Senza particolari progetti. Senza chissà che orizzonti. Solo animati dalla forza della fede e dal desiderio di incontrarsi per pregare nella propria lingua.

Quel piccolo seme gettato col sorriso, anche per ritrovare la propria identità di africani in Italia, crebbe nel silenzio e nella dedizione di ogni giorno. Molti ivoriani cominciavano ad avvicinarsi, a domandare aiuto per le proprie necessità, a chiedere che si pregasse per loro. Senza averlo ancora deciso e pianificato ci ritrovammo a passare i fine settimana ora a Signa, ora a Empoli, ora a Firenze per assistere i fratelli. E ci ritrovammo a pregare anche alla cornetta dell’apparecchio quando altri africani ci chiamavano al telefono pressati dalla sofferenza, dal bisogno, o anche solo dal desiderio di incontrare il Signore.

L’anno successivo, il 2002, altri fratelli e sorelle si aggiunsero al gruppo, attratti dalla bontà di Dio che attraverso il piccolo gruppo (cellula) manifestava le sue opere. Il culto divenne settimanale, aumentava costantemente il numero di chi si univa alla nostra preghiera e la chiesa cominciava a formarsi. Adesso c’era un’organizzazione interna sempre più articolata, composta da vari gruppi di lavoro: quello dei giovani, delle donne, dell’intercessione, il coro. Ma soprattutto era nato il consiglio della chiesa che prendeva tutte le decisioni più importanti, dato che non c’era un pastore che seguisse il nostro cammino e che si prendesse cura delle necessità spirituali e materiali dei fratelli. Dopo un anno circa, la chiesa era frequentata da una quarantina di persone.

Il passo successivo fu quello di entrare progressivamente in contatto con l’Eglise du Plein Evangile della Costa d’Avorio per una collaborazione stabile. Fu così che qualche volta cominciò a visitarci dall’Africa il pastore Ayé Touali che ci insegnava a condurre la comunità con seminari di formazione appositi e con la sua vicinanza fatta di preghiera e di consigli. Era poi il pastore che, quando poteva essere presente fra noi, battezzava i nuovi fratelli che erano entrati a far parte della chiesa. Ma avevamo anche lo scopo di farci riconoscere dallo Stato italiano. Per questo entrammo in contatto con l’Ucebi, di cui condividiamo i valori. Infine, proprio all’inizio di quest’anno, a cinque anni dalla nascita della prima cellula a Signa, è arrivato dalla Costa d’Avorio il pastore Blay Richard che si è stabilito tra di noi, inviato dal pastore Ayé, per guidare e consolidare la chiesa. Oggi la chiesa è frequentata da circa un centinaio di persone, africani di varie nazionalità (Costa d’Avorio, Togo, Camerun, Nigeria, ecc…), e le attività che svolgiamo riguardano principalmente lo studio della Bibbia e l’evangelizzazione. Quando è possibile cerchiamo di fornire a chi ce lo chiede qualche aiuto materiale.

Ciò che allora vediamo davanti ai nostri occhi è che partecipando alla vita della chiesa tanti uomini e tante donne, e soprattutto tanti ragazzi e ragazze giovani, hanno visto la loro vita: anche questa è una testimonianza per la comunità africana in Toscana. Ma non siamo e non vogliamo restare da soli. Abbiamo un buon rapporto sia con l’Ucebi che con le chiese battiste italiane della Toscana. Periodicamente (ogni due mesi circa) inviamo un resoconto delle nostre attività alla chiesa battista di Firenze e partecipiamo alle celebrazioni e alle festività dei nostri confratelli italiani. Buoni rapporti li manteniamo anche con la chiesa valdese di Firenze, con cui a volte celebriamo culti insieme. Tra i progetti che cerchiamo di realizzare come chiesa c’è senza dubbio il più importante, quello dell’evangelizzazione. Per la quale cerchiamo di utilizzare i migliori strumenti a nostra disposizione: l’organizzazione di concerti gospel e la realizzazione di vere e proprie giornate spirituali con testimonianze di fede da parte di fratelli e sorelle, momenti di preghiera, di culto, momenti di lode e la condivisione della Parola. Adesso, dopo cinque anni di vita comunitaria vorremmo che la chiesa abbracciasse oltre agli africani, anche gli italiani, fiorentini e non solo: un domani si potrebbe predicare il culto anche in lingua italiana e avvicinare ancora più persone. Dopo Firenze lavoriamo e preghiamo, infatti, per espandere la nostra comunità in altre città della Toscana e di altre regioni.

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