Elena Girolami

Elenadi Piera Egidi Bouchard

 

Ho uno straordinario ricordo di Elena Girolami, ormai ottantenne, per un’intervista del mio libro (Voci di donne, Claudiana, 1999. Lei «che si può considerare senz’altro la decana delle donne battiste – così la descrivevo – è ancora bellissima, sorridente, aperta nella sua vivace parlata romana, illuminata da una luce di straordinaria gioia e fede nei grandi occhi chiari. La nostra conversazione si è svolta qualche anno fa nella sua casa a Roma, nella sosta di una riunione femminile con le altre sorelle di chiesa, intorno a lei, che interloquiscono, partecipano, commentano. Vorrei avere una macchina fotografica per cogliere l’immagine di questa amicale coralità».

Nella sua formazione, Elena – che era del ’17 – ricordava come le sarebbe piaciuto diventare pastora, cosa allora impossibile, ma negli anni, potè assumere varie responsabilità tra le donne,  nonostante che il marito Mario fosse impegnatissimo come amministratore dell’Ucebi e avessero ben otto figli («All’Unione femminile mi hanno aiutata tanto, l’ultimo me lo portavo sempre ovunque appresso, ne avevo sempre in braccio uno!»): prima fu presidente delle donne della sua chiesa, poi segretaria regionale, e infine, dal ’67, presidente  nazionale del Movimento femminile evangelico battista (Mfeb): «E allora girai tutta l’Italia. Che belle, quelle riunioni, e mio marito che mi accompagnava sempre! Ho avuto nella famiglia molto aiuto e condivisione, mio marito mi ha sempre sostenuta e incoraggiata, in casa tutte le sere cantavamo insieme ai bambini un inno prima di andare a letto, il mio figlio più grande suonava il pianoforte, e altri quattro leggevano la Bibbia. Negli anni in cui sono stata presidente, sono andata spesso all’estero, a Zurigo, a Londra, a Mosca. Contemporaneamente, ho cominciato a partecipare ai primi movimenti femministi, insieme ad altre sorelle e ci presentavamo come donne evangeliche. Alcune mi chiamavano “la protestante che protesta”».

In quegli anni, Elena s’impegna nel comitato di quartiere, per il diritto alla casa dei baraccati, contro i tripli turni della scuola elementare, e continua il lavoro di evangelizzazione della  comunità battista di Roma – Garbatella, che si era formata nel dopoguerra: «Nel mio quartiere c’era molta povertà e una situazione di degrado sia logistico (mancavano le case) che esistenziale. Molti di noi sentirono che il Signore ci chiamava a portare aiuti concreti (c’era la fame) e la parola dell’Evangelo, per suscitare nelle persone la speranza e il coraggio di ricostruire la vita». Così, insieme alla chiesa di Roma – Teatro Valle e a molti giovani iniziò quell’opera «di evangelizzazione e aiuto concreto. Tenevamo i culti a turno nelle case, prima nella casa Spanu, poi nella mia: si tenevano studi biblici e, la domenica mattina, la scuola domenicale; mentre aspettavo che venissero i bambini, tiravo su i letti dei ragazzi, e via! C’erano molti baraccati vicino alla ferrovia Ostiense ed alcuni di loro si convertivano all’evangelismo. All’inizio affittammo un garage, poi comperammo un vero locale di culto, e ci furono i primi battezzati. Abbiamo molto lottato perché i bambini del quartiere non fossero lasciati nelle strade».

Alla mia domanda se aveva notato nel tempo un cambiamento nel ruolo delle donne nella chiesa, con la consueta sincerità Elena aveva risposto così: «L’emancipazione della donna, portata avanti nel sociale certo ha influito molto anche su noi donne evangeliche, ma non su tutte. Spesso le donne avevano paura di parlare in chiesa perché non erano abituate, e perché non era stato dato loro molto spazio. Ma il cambiamento c’è stato». E ricordava: «Io personalmente, la prima volta che fui invitata a predicare fu quando ero presidente del Movimento femminile. Mi commossi molto, quando in Puglia e in Sicilia servii la Santa Cena. Da ragazza, di predicazione delle donne neanche si parlava, ma Gina Bassi predicava spesso nella sua chiesa a Firenze. Devo dire anche che l’attività del gruppo femminile ci ha aiutate molto per imparare a parlare e pregare in pubblico».

Poi aveva soggiunto: «Inoltre l’Istituto femminile Betania, fondato da Virginia Wingo, costituì un’opera di promozione delle donne, perché venivano molte ragazze, alcune da paesi del Sud, per compiere gli studi superiori ed avere un’accurata preparazione biblica». E concludeva: «In tempi più recenti, ho contribuito, anche con mio marito ed altri fratelli e sorelle, al sorgere del Centro battista di Rocca di Papa gestito dal Movimento femminile, creato principalmente per le attività dei ragazzi, e lì vi hanno lavorato molte donne, tra le prime la sorella Ada Landi di Roma». E precisava con slancio: «Io amo molto questo centro per le sue attività, una sorella dice che esso è il mio nono figlio! … Non che io sia la madre – aveva sorriso nei suoi splendidi occhi chiari – ma per l’amore che ho per questo Centro. Il Movimento femminile ha realizzato molte cose e ha raggiunto una propria autonomia, pur nell’ambito dell’Unione battista. Abbiamo le nostre assemblee, le nostre cariche… sì, io mi sono sempre sentita una lottatrice – aveva concluso con allegria –».

Ho incontrato ancora molte volte Elena Girolami, lottatrice fino agli ultimi tempi per i diritti delle donne e impegnata nell’evangelizzazione: ci salutavamo abbracciandoci con gioia e amicizia, quella che può sorgere solo da momenti benedetti di dialogo a cuore aperto, in spirito di verità, e sono onorata e riconoscente, ripensandola, di averla conosciuta.

 

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