Io di chi sono il prossimo?

Indifferenzadi Emanuele Casalino

 

«Fai questo e vivrai»: dice Gesù. Chi ama Dio e il suo prossimo può stare certo di camminare verso la strada che porta al Regno. Il dottore della legge dovrebbe essere contento. La sua verifica è positiva, il maestro galileo con il suo insegnamento non aggiunge nulla più di quanto la legge già dica: «Amerai il Signore Dio tuo… e il tuo prossimo come te stesso». Ma lo scriba pone a Gesù una seconda domanda: «E chi è il mio prossimo?». Egli sa chi è Dio, ma non sa chi è il suo prossimo. Gesù potrebbe liquidare la domanda rispondendogli nel modo seguente: il tuo prossimo sono i tuoi colleghi, i tuoi amici, i tuoi fratelli che siedono accanto a te in Sinagoga o nel Tempio, oppure, io stesso che ti sto davanti.

No! Gesù non replica in questo modo.

Egli si rifiuta di definire una categoria di prossimo perché significherebbe includervi alcuni ed escludervi altri, cosa che Gesù non fa. E neppure vi risponde indicando che il prossimo sono tutte le persone di questo mondo, l’umanità intera, perché questa sarebbe una definizione di prossimo troppo generica e quindi limitante. Lo scriba si aspetta probabilmente che Gesù gli dica che il suo prossimo sono i suoi connazionali. Infatti nell’Antico Testamento quando si parlava di prossimo ci si riferiva sempre ed esclusivamente al proprio connazionale. Neanche questo dice Gesù!

Allora? Allora è necessario modificare il quesito e cambiare la domanda. Non dire: Chi è il mio prossimo, bensì io di chi sono prossimo? A questo punto Gesù racconta la parabola del buon samaritano.

Gesù racconta che un uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico si imbattè nei ladroni che lo spogliarono e lo ferirono lasciandolo mezzo morto a terra. Il suo corpo viene notato da un sacerdote e da un levita che per caso sono di passaggio per quella stessa via. Invece di soccorrere il mal capitato, passano dal lato opposto. I due religiosi fanno finta di non vedere l’uomo ferito e non si curano affatto di prestargli soccorso. Neppure si accertano se l’uomo è soltanto ferito oppure morto. Sta di fatto che Gesù non giustifica il loro comportamento! Ma per quella stessa via giunge un samaritano, un disprezzato e odiato samaritano che invece esprime tutta la sua compassione per quella persona che ha bisogno di aiuto. Il samaritano non guarda al colore della pelle dell’uomo, non si interessa della sua nazionalità o del suo credo religioso. Cosa importa se l’uomo è giudeo, galileio, samaritano o egiziano? L’unica cosa che gli importa è che lo sconosciuto necessita di essere soccorso. L’unico sentimento che prova è la pietà, ed è questo sentimento che lo fa essere veramente umano, veramente prossimo di colui che giace a terra. Appena Gesù finisce di raccontare la parabola chiede allo scriba: «Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?». Per la seconda volta Gesù ha girato la domanda al suo interlocutore e di nuovo lo scriba ha la risposta giusta: «Colui che gli usò misericordia». E Gesù gli dice: «Va’ e fa’ anche tu la stessa cosa».

Gesù vuole insegnarci che il prossimo non lo devi cercare o individuare poiché lo incontri ogni giorno e nelle più disparate situazioni: la questione è se vuoi o non vuoi amarlo; il prossimo nasce da una relazione e lo incontri per caso quando meno te lo aspetti. Così è stato per il samaritano. Lui e l’uomo ferito non si erano mai visti, e dopo non si sarebbero più incrociati nella loro vita; nonostante ciò sono stati l’uno il prossimo dell’altro.

Gesù nel suo discorrere con lo scriba, ribadisce un aspetto centrale della fede: la vita cristiana è fatta di amore per Dio e per il prossimo. L’amore per Dio viene prima e getta le basi su cui si costruisce l’amore per il prossimo; e l’amore per Dio senza l’amore per il prossimo è semplicemente un falso amore. I due religiosi si erano illusi di conoscere Dio, di avere comunione con Lui, lasciando però per strada un uomo ferito e bisognoso di aiuto. Con il loro modo di fare hanno dimostrato che in realtà, non conoscevano affatto Dio perché avevano separato le due facce di quest’amore: l’amore per Dio e per il prossimo. Il credente non può separare le due facce di quest’amore, così come Gesù non le ha separate: Egli ha amato Dio e il suo prossimo sino a dare la sua vita.

Adesso leggi e medita Luca 10, 25 – 37.

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