L’amore cristiano sfida il male

RosaParksdi Carmine Bianchi

 

In concomitanza con il cinquantenario della fondazione della Southern Christian Leadership Conference (Conferenza dei leader cristiani del Sud-SCLC) l’Unione delle chiese battiste in Italia (Ucebi) ha in programma per l’anno 2007 una serie di eventi che culmineranno in un convegno nazionale l’1-2 novembre prossimo sull’attualità del messaggio del pastore battista Martin Luther King nel mondo globalizzato.

Parlare di Martin Luther King e ricordare l’anno della fondazione della SCLC non è solamente un fatto celebrativo, ma il dovuto riconoscimento alla vita di una persona che ha ispirato e ancora ispira molti di noi ed è inoltre un atto di profonda gratitudine verso Dio di cui King ha sempre affermato di essere umile e debole testimone.

Perché un periodico di evangelizzazione si occupa di M. L. King e della SCLC?

Una persona come King e la SCLC ci ricordano che il cristianesimo, quando è predicato e vissuto nella scia di Gesù Cristo, è una forza propulsiva  capace di trasformare la società. L’evangelizzazione ha come frutto la trasformazione dell’essere umano e della società secondo l’immagine di Cristo. Martin Luther King fu prima di tutto un pastore battista, è a partire dalla sua esperienza di fede che si può comprendere il suo impegno per i diritti civili del popolo nero degli Stati Uniti. Le sue arringhe in favore della giustizia per la minoranza afroamericana del suo paese, discriminata attraverso inique leggi razziali, furono pronunciate prima di tutto dai pulpiti delle chiese battiste del Sud.

Per non sciupare la mobilitazione pubblica che si era verificata nel corso del boicottaggio degli autobus a Montgomery, per fare in modo che essa si espandesse al di là dei confini di questa città e per coordinare le azioni di protesta in altri stati del Sud, King diede vita ad una nuova organizzazione cristiana: la SCLC, un organismo che abbracciava l’intero Sud. E non a caso l’Organizzazione fu fondata nel corso di una riunione nella chiesa battista «Ebenezer» di Atlanta il 10-11 gennaio del 1957 e la maggioranza dei membri  di essa erano pastori.

Il programma della Southern Christian Leadership Conference era espresso in un manifesto, nel quale l’Organizzazione chiedeva a tutti i neri di affermare la loro dignità umana rifiutando ogni collaborazione con il male: «Chiediamo loro di accettare l’amore cristiano nella piena consapevolezza della sua potenza di sfida al male». E proponeva come metodo di lotta la nonviolenza. Perché la nonviolenza non è simbolo di debolezza e viltà, ma come Gesù ha dimostrato, la resistenza nonviolenta trasforma la debolezza in forza e produce il coraggio di fronte al pericolo.

Ricordare King quindi proprio in questo anniversario ci dà la possibilità di riaffermare che le chiese battiste in Italia, sulla scia di King e di coloro che firmarono il programma della SCLC, intendono ribadire il collegamento con la tradizione dei battisti afroamericani e continuare a riappropriarsi di questa vocazione di lotta contro il razzismo, la discriminazione dei deboli, per la giustizia e  la pace con il metodo della nonviolenza.

Negli ultimi vent’anni l’Unione battista ha assunto una configurazione multietnica in quanto circa un terzo delle chiese membro e convenzionate appartengono a minoranze etniche e linguistiche del mondo dei lavoratori immigrati, ma le chiese dell’Unione battista costituiscono un punto di riferimento importante anche per quelle chiese etniche minoritarie di tradizione protestante che non sono membro dell’Unione ma sono in stretto contatto con nostre chiese. Molte nostre chiese di lingua italiana inoltre ricevono, quale membri, fratelli e sorelle provenienti da altre nazioni.

Quella dell’accoglienza senza discriminazioni di sorta di credenti di diverse provenienze e dell’apertura delle nostre chiese alla diversità culturale è stata una scelta deliberata operata negli anni con il verificarsi del fenomeno della immigrazione. La tradizione battista – fin dal suo sorgere sostenitrice delle libertà civili e religiose e del rispetto delle minoranze, rafforzata dalla forte tradizione di lotta antirazzista del movimento per i diritti civili dell’America degli anni ’60 – ha costituito la base ideale per il nostro impegno contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

Negli ultimi due anni l’Unione battista è anche capofila per l’Italia del programma «Dimezziamo la povertà», che si batte per il conseguimento degli Obiettivi del Millennio che puntano al dimezzamento della povertà entro il 2015, secondo un piano in otto punti lanciato a suo tempo dall’Onu.

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Nel 1957 Martin Luther King insieme con Ralph David Abernathy, Fred Shutterworth, and Bayard Rustin fondarono la Southern Christian Leadership Conference (SCLC). Nata ad Atlanta, in Georgia, il principale obiettivo della SCLC era di coordinare ed assistere le organizzazioni locali che lavoravano per l’uguaglianza degli afroamericani. King fu eletto presidente e Abernathy segretario e tesoriere. La nuova organizzazione si impegnò ad utilizzare il metodo nonviolento nella lotta per i diritti civili, e adottò il motto: «Neanche un solo capello della testa di una sola persona sarà armato». 

Nel 1963 la SCLC si unì al Congresso sull’uguaglianza razziale (CORE) per organizzare la famosa Marcia su Washington. Il 28 agosto del 1963 più di 200.000 persone marciarono pacificamente verso il Lincoln Memorial per chiedere che la legge garantisse eguale giustizia a tutti i cittadini. Fu in quell’occasione che il pastore Martin Luther King fece il suo memorabile discorso «I have a dream».

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