Paese che vai battisti che trovi

13-lago con tre alberidi Anna Maffei

 

In Corea, se sei battista, ti svegli presto. Le chiese battiste cominciano la loro giornata prima dell’alba, quando in migliaia, con gli altri evangelici, sciamano verso i luoghi di culto più vicini a pregare il Signore ed affidargli la giornata. Calmi, seri, determinati, ciascuno con la sua Bibbia.

Poi ti sposti in Zimbabwe e sei investito dal ritmo. Non c’è culto – e non solo battista, in Africa – dove la lode non si fa danza e il ritmo della vita nuova in Gesù Cristo non investa la tua anima e il tuo corpo, la tua mente e il tuo cuore. Lì tutti, dai bambini più piccoli agli anziani, vivono la fede esprimendola con la passione dei corpi che si muovono nello spazio, armoniosi, insieme. Lì la danza si fa adorazione e anima la vita tutta intera. Una vita difficile.

Ancora un volo e con il pensiero vai in Romania, e poi in Russia, in Ucraiana… Lì ti stupisce la serietà e la disciplina dei credenti, i cori composti, l’amore per la poesia, le accorate preghiere in ginocchio, le donne a capo coperto, la predicazione severa (sempre maschile), indirizzata a rendere i credenti dei testimoni rigorosi in un mondo ostile e lontano da Dio.

Poi ti sposti un po’ più in là e scopri che in Georgia, paese dell’ex Unione sovietica, il battismo ha scelto un’altra strada. Lì i vescovi – il battismo è episcopale, come in Moldavia! – sono anche donne, e vestono la tunica nera. Lì i battisti sono impegnati a promuovere la libertà, la pace, i diritti umani, e una visione constestuale della spiritualità ha loro suggerito l’uso delle icone, la danza liturgica durante i culti e un’attenzione particolare alla mistica.

In Medio Oriente poi, trovi i battisti libanesi, impegnati a gestire scuole per cristiani e musulmani, a promuovere programmi di aiuto ai profughi, a guidare il dialogo interreligioso e la formazione teologica di tutta l’area evangelica di lingua araba. E poi le piccole chiese palestinesi, fedeli, eroiche, insieme alle minuscole realtà battiste in Turchia, Iraq ed altri paesi a maggioranza musulmana, che sopravvivono in condizioni difficilissime e cercano caparbiamente di testimoniare in contesti dove la libertà religiosa è ancora un miraggio.

E poi ci sono le altre Unioni battiste europee, alcune più conservatrici, altre più progressiste. Altre conservatrici e progressiste insieme, come quella inglese. Le une che ancora discutono se ammettere le donne al pastorato, come l’Austria, e le altre che hanno donne pastore da oltre 40 anni, come la Svezia, e che oggi dibattono appassionatamente su temi etici controversi, come la celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso sesso. Alcune fortemente impegnate nel dialogo ecumenico, altre molto sospettose verso ogni dialogo che includa la chiesa cattolica o le chiese ortodosse.

 

Il mondo battista è davvero vario e non sempre unito. Il contesto americano – nord, centro e sud – è un esempio di grande varietà. Il ventaglio è completo. Ci sono chiese così fondamentaliste negli USA, ma anche in Brasile e in altri paesi caraibici e latini, che non aderiscono a nessuna organizzazione nazionale. Queste realtà di chiese, i cui membri a volte non mandano neppure i loro figli nelle scuole pubbliche per proteggerli dalle “influenze nefaste della società secolarizzata” e preferiscono fare scuola a casa loro (!), portando all’estremo, fino all’isolamento, il principio congregazionalista.

Di contro negli stessi paesi si incontrano realtà evangeliche molto aperte, eredi della lezione del pastore battista Martin Luther King e del movimento nonviolento per i diritti civili, per la giustizia sociale e che si impegnano a combattere contro la povertà in patria e fuori. Fra queste, agenzie missionarie attive in tutto il mondo, la Lott Carey e gli American Baptist International Ministries che coniugano l’amore per l’Evangelo con pratiche di solidiarietà fondate sul rispetto dell’autodeterminazione dei loro partner internazionali.

E fra gli estremi tutte le sfumature coesistono, a volte incontrandosi, a volte ignorandosi.

Questa incompleta carrellata può aiutarci a comprendere che oggi più che mai la fede battista è plurale ed è radicata davvero in tutto il mondo. Dappertutto si tratta di chiese di minoranza, spesso attive e missionarie, in molti casi presenze significative anche per la loro capacità di fare rete con altre chiese e con altre organizzazioni laiche per obiettivi comuni. L’Alleanza mondiale battista (Baptist World Alliance), la maggiore organizzazione battista nel mondo, conta circa 177.000 chiese con oltre 42 milioni di credenti in 120 paesi del mondo, ma l’organizzazione, pur imponente, non raccoglie tutti i battisti. I battisti del sud degli USA non vi fanno parte, per esempio, pur essendo quest’ultima la Convenzione protestante più grossa negli Stati Uniti con i suoi oltre 16 milioni di membri.

E i battisti italiani? I battisti italiani hanno sin dalla loro origine scelto una prassi di comunione sia in Italia, sia nel mondo. L’UCEBI, membro dell’Alleanza Mondiale Battista e della Federazione Battista europea, fra le Unioni fondatrici della Missione Battista Europea, è anche variamente collegata con altre famiglie battiste, per affinità o per scelta missionaria. La storia ci aveva resi partner dei Battisti del Sud degli USA (Southern Baptist Convention) ma questo legame si è affievolito con il tempo per la mutazione in senso fondamentalista avvenuta nella SBC negli ultimi 35 anni. Collaborazioni molto belle sono nate e si sono consolidate con i battisti britannici, con gli American Baptists, con la Giunta missionaria brasiliana e la africana-americana Lott Carey. Negli ultimi sei anni per la prima volta siamo divenuti partners con i battisti di un paese africano, lo Zimbabwe, e di un paese caraibico, Cuba. Segni entrambi di tempi nuovi!

 

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