Perché sono contro la pena di morte

diritti_04_02di Susanna Chiarenzi

 

Collaboro da qualche anno con «Spring for Summers», comitato di difesa di un condannato a morte in Texas. Il suo nome è Greg Summers. Il suo uno dei tanti, troppi casi in cui un innocente, senza prove, viene condannato alla massima pena. Greg è stato condannato come mandante dell’assassinio dei suoi genitori adottivi senza che nessuno lo abbia mai direttamente accusato, nemmeno l’assassino materiale, reo confesso! Difendere Greg vuol dire difendere la dignità di un essere umano che proclama con forza la sua innocenza e il diritto di essere chiamato figlio.

Di donna in donna

È una catena di affetto quella che circonda Greg, una catena formata soprattutto da donne. Donna è la presidente di Spring for Summers. Donna è la fondatrice del comitato di difesa in Olanda. Donna l’avvocato che si occupa del caso, convintissima dell’innocenza di Greg, tanto da darci forza appello dopo appello.

Le donne e gli estremi della vita

Perché tante donne in questo movimento e, in generale nei movimenti contro la pena di morte? Lidia Menapace del comitato donne contro la guerra, nostra sostenitrice, mi scriveva che ciò accade perché la pena di morte non l’hanno inventata le donne, per questo la rifiutiamo. Mi è sembrata una bella, seria, lucida lettura politica. Ciò mi ha fatto pensare che le donne, in grado di essere protagoniste dell’evento della nascita, sono in qualche modo sensibili all’altro capo di quella corda che è l’esistenza umana, la fine della vita. Donne le Parche, le levatrici, le prefiche.

L’ecumenismo orizzontale planetario

Sono tantissimi i condannati a morte innocenti, scagionati a volte dopo l’esecuzione. Basterebbe questo a farmi dire no alla pena di morte, ma la lettura cristiana della vita mi porta ad essere contraria alla pena di morte anche per un colpevole. Di fronte a Dio tutti gli esseri umani del pianeta sono appiattiti nella medesima necessità di pentimento, di perdono e di salvezza.L’ecumenismo orizzontale sta in questa condizione umana di medesimo bisogno. L’Evangelo annuncia a tutte e tutti il perdono e la grazia. L’Evangelo proclama una idea di salvezza inconciliabile con il perverso meccanismo della pena di morte. Nella pena di morte non c’è possibilità di recupero, di pentimento né di perdono. L’Evangelo spinge il suo messaggio di speranza all’estremo limite. Fino sui bracci della croce, negli ultimi istanti di una esecuzione di condanna a morte. Quel giorno Gesù, condannato a morte, dice al suo compagno di esecuzione «Oggi tu sarai con me in paradiso».

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