Un impegno che viene da lontano

diritti_05_03Riportiamo di seguito alcuni stralci tratti dal testo di Charles W. Deweese «Libertà di Coscienza», edito dalla Baptist History & Heritage Society. 

 

L a libertà percorre tutta la storia battista. Per essa i battisti hanno subìto intense persecuzioni, hanno promosso un libero processo decisionale e garantito la libertà di culto per tutti. (…) Quando la chiesa o lo stato tentano di limitare la libertà, i battisti levano le loro voci per denunciare quest’abuso.

L’enfasi data alla libertà trova la sua ragione nel fatto che i battisti vedono Cristo come il loro unico Signore e la Bibbia come l’unica autorità per la loro fede e pratica. La Bibbia insegna chiaramente che Egli è venuto a liberare le persone dalla servitù (vedi Luca 4, 18; Galati 5, 1). Nei racconti biblici i battisti trovano il richiamo alla difesa della libertà di coscienza. Un esempio calzante è tratto dal libro del profeta Daniele in cui appare chiaramente il tema della libertà di coscienza. Il re Dario minaccia di morte chiunque decida di pregare alcun dio o altro uomo che non sia egli stesso. Rifiutando di lasciar decidere allo Stato la natura, il contenuto, o il tempo delle sue preghiere, il profeta Daniele «appena seppe che tale decreto era stato promulgato, si ritirò in casa…, aprì la finestra che dava verso Gerusalemme (e) com’era sua abitudine… si mise là in ginocchio per pregare e lodare Dio» (Daniele 6, 10).

Quattro secoli di sostegno alla libertà di coscienza

Per circa 400 anni, la libertà di coscienza ha ispirato la vita e la produzione letteraria dei battisti. John Smyth e Thomas Helwys, i primi due pastori battisti, scrissero ardite asserzioni a sostegno di questa convinzione. Ad esempio, Helwys morì in una prigione inglese perché re Giacomo I, non tollerò mai tale libertà.

Anche i primi due pastori battisti in America sperimentarono la persecuzione. Furono Roger Williams e John Clarke che nel 1630 iniziarono un movimento di battisti che soffrirono la prigione, furono messi al bando, subirono fustigazioni pubbliche, e licenziamenti da alti incarichi a causa delle loro convinzioni sulla libertà.

Nel tardo 1700, Isaac Backus nella Nuova Inghilterra e John Leland in Virginia scrissero forti argomentazioni in favore della libertà di coscienza. Leland nel 1791 scrisse «I diritti inalienabili della coscienza» in cui sostenne che ogni persona, dovendo dare conto unicamente a Dio, dovrebbe essere libero di servirlo nel modo che meglio si concilia con la sua coscienza personale. Il governo potrebbe avere un controllo sugli individui anche per quanto riguarda le questioni religiose qualora fosse disposto a rispondere per conto di quelli nel giorno del giudizio; altrimenti, il governo dovrebbe lasciare libere tutte le persone.

Più recentemente tra il 1970 – 1980, vari documenti presentati alle riunioni dell’Alleanza battista mondiale (Bwa) da James E. Wood Jr., professore all’Università di Baylor in materia di rapporti chiesa-stato, si concentrano sulla libertà di coscienza, la libertà religiosa, e i diritti umani. In essi si afferma che la «libertà religiosa è radicata nella sacralità inviolabile della coscienza umana».

Traduzione e adattamento  a cura di Nunzio Loiudice

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