Osare la fede

cristinaCristina Arcidiacono

 

Cristina Arcidiacono se ne arriva all’Assemblea di Chianciano cullando tra  le braccia il suo secondo baby: è molto felice, e si vede. Mi sembra impossibile che sia già una neo-mamma invece della ragazza che avevo conosciuto nei suoi “anni di prova” a Torino… La famiglia  da cui proviene  è una famiglia evangelica da più generazioni: «Il mio bisnonno, Giovanni Berio, di Oneglia, quando si convertì fu diseredato dai suoi: fu pastore battista a Bisaccia, Barletta, Lentini, dove sua figlia – la mia nonna paterna – conobbe Giuseppe Arcidiacono, che sposò e da cui ebbe 5 figli; l’unica loro figlia, Giuseppa, a sua volta sposò un pastore, Rosario Baglieri, e con lui si trasferì prima ad Ancona, poi a Bari, dove prese con sé i fratelli più piccoli, tra cui mio padre.  Mia madre proveniva da una famiglia pentecostale originaria di Matera, e a Bari si conobbero, perché erano gli unici evangelici nella scuola che frequentavano». Straordinari intrecci delle famiglie di credenti!

«I miei genitori lavoravano entrambi – continua Cristina illustrandomi l’ambiente della sua formazione – e io sono cresciuta nella casa degli zii Baglieri, aperta ai giovani, dove venivano ragazzi e ragazze della sezione locale del Pci, molto attivi sul territorio, e giovani del dissenso cattolico. Per me è stata un’esperienza ampia e molto gioiosa. La mia formazione è avvenuta nella Federazione Giovanile Evangelica Italiana (Fgei) e attraverso essa nel Movimento cristiano studenti, (WSCF) e nell’Eyce (Ecumenical Youth Council in Europe), ambienti ecclesiastici diversi (ricordo ad esempio come mi colpì l’uso nel culto svedese delle candele…). Sono stata poi monitrice e campista a Rocca di Papa, a Bethel (del cui comitato ho fatto parte), ad Agape e a S. Severa, come staffista».

Poi, dopo tante esperienze nelle chiese, Cristina ha un periodo di distacco: «Volevo fare l’archeologa,  all’università mi iscrissi a Lettere; ma sempre non vedevo con chiarezza il mio futuro. Un anno a Natale mio padre mi regalò un romanzo di Gert Theissen “L’ombra del Galileo”; io credevo fosse un libro su Galileo Galilei, e rimasi malissimo: era invece un romanzo catechetico su Gesù! – ricorda con un sorriso – Successe poi che in un campo a Bethel alcuni amici erano studenti in Facoltà, e uno di questi mi disse: “Dovresti provare a studiare teologia!”. E io lo feci con naturalezza: andai a parlare con Elizabeth Green, e lei mi sostenne: solo che non ero ancora battezzata, nessuno mai me lo aveva chiesto! Lo feci quando decisi di andare a studiare teologia». Straordinaria libertà e rispetto delle vocazioni e delle scelte, nelle nostre chiese  e nelle famiglie evangeliche…

Renato Maiocchi, allora presidente dell’Ucebi, mi disse di iscrivermi a Roma alla Facoltà valdese, e lì ho fatto la mia formazione accademica, e lì ho trovato il Signore». E qui Cristina mi racconta l’incontro con l’episodio evangelico dell’emorroissa nel Vangelo di Marco, che per lei fu particolarmente illuminante dal punto di vista della fede, tanto da farne più tardi un passo di studio della sua tesi di laurea: «L’annuncio alla donna dal flusso di sangue è la buona notizia che è possibile raccontare la propria storia davanti al Signore, che accoglie proprio quanti e quante sono ai margini e vengono scartati. Avevo 21-22 anni, e a quel tempo collaboravo con Agape di cui era direttore Daniele Bouchard, che mi chiese di entrare a far parte del “Campo di formazione” che prepara gli staffasti, e successivamente, con la direzione di Daniela Di Carlo ho partecipato come staffista al “Campo teologico internazionale” e al “Campo donne”. In quegli anni ho fatto anche un affiancamento pastorale, e scelsi la chiesa valdese, dove facevo la monitrice della scuola domenicale con Maria Bonafede e Monica Michelin Salomon. Erano gli anni della nascita della Rete fede e omosessualità (Refo), e ho lavorato con Simon Pietro Marchese, che studiava teologia con me, e che era impegnato nella chiesa di Roma-via XX Settembre, e condividevo anche il lavoro a Bethel: per me è stato un punto di riferimento importante, ancora adesso che lui non c’è più, quando devo prendere una decisione penso a cosa avrebbe fatto lui, e oso! Oso, perché lui non si sarebbe risparmiato».

Domando allora come sono proseguiti i suoi studi: «Durante la Facoltà, veniva il prof. Daniel Marguerat a fare i corsi di esegesi del Nuovo Testamento e di narrativa biblica, e fu durante un suo corso che decisi di approfondire l’esegesi del Nuovo Testamento: il prof. Yann Redalié mi aiutò a trovare una borsa di studio a Ginevra, e per tre semestri frequentai la Facoltà di Ginevra e di Losanna, seguendo le lezioni di Marguerat. Nel 2003 mi laureai con una tesi di esegesi del Nuovo testamento “Passaggi, deviazioni di percorso e cambiamenti negli incontri di tre donne con Gesù” (l’emorroissa, la donna sirofenicia e la samaritana). Mi era molto piaciuto scrivere la tesi, riconoscere la potenza trasformatrice di Gesù che attraversa i confini e va oltre la morale e la tradizione della sua epoca».

Ma Cristina, oltre a “doni teologici” ha anche importanti “doni politici” e, dopo il suo rientro dall’estero viene eletta segretaria nazionale della Fgei: «Io allora decisi di non entrare subito nell’Ucebi come pastora, ma per due anni feci l’animatrice giovanile nell’equipe del I Distretto valdese: abitavo a Pinerolo e avevo un part-time con la Fgei e uno con la Tavola valdese». Ci sono quindi i due “anni di prova” a Torino, dove l’ho conosciuta io: «Sono stati veramente anni di prova, per la comunità e per me: loro non avevano avuto fino ad allora una donna pastora, io avevo un’esperienza diversa di “essere chiesa insieme” in Puglia; tuttavia, nelle diversità, quell’esperienza torinese mi ha fatto crescere, e ne ho un bellissimo ricordo; dopo quei due anni, dal 2008 sono stata chiamata a Cagliari».

E lì si apre un altro percorso di cambiamento: «Ho trovato una comunità fraterna, contrassegnata da una tradizione di laicità; io sono stata la loro prima donna pastore, anche un po’ ingombrante, se vuoi, ma mi sono sempre sentita accompagnata da loro, sia nei momenti difficili, sia nei momenti gioiosi, come la nascita, dopo la bimba, che ora ha sei anni, del mio secondo bambino. Ma mi sembra di essere stata brava anch’io, – sorride – cercando di non far ricadere sulla comunità le mie scelte, ma cercando di viverle con le mie forze!». E di forze Cristina ne ha un bel po’, perché adesso, oltre al lavoro pastorale e a quello di accudimento della famiglia, continua anche a sviluppare i suoi interessi di studio nel Dipartimento di Teologia, in cui è stata recentemente nominata.

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