“La mia vigna, che è mia, la guardo da me”

Cantico dei Cantici 8, 12

Quest’oggi vogliamo riflettere sulla condizione femminile, chiedendo a Dio di rendere la società e la chiesa di cui siamo parte più sensibili a ogni forma di discriminazione.
Vogliamo chiedere a Dio di liberare le nostre sorelle dall’oppressione, difenderne i diritti e curarne le ferite.

Già da molti decenni le Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi affermano la totale parità di ruoli tra uomini e donne, le quali hanno libero accesso al pastorato come ad ogni altra carica nel governo ecclesiale.
Purtroppo la condizione della donna nella società in generale continua ad essere di grave svantaggio: spesso si registrano casi di violenza fisica, sessuale e psicologica, fino a giungere al femminicidio.
Per reagire a questo triste stato di cose, molte chiese hanno deciso di lasciare all’interno dei propri locali di culto una sedia vuota, occupata da un drappo rosso o da un paio di scarpe, aderendo così all’iniziativa globale “Un posto occupato”, che ricorda la memoria costante nella nostra coscienza comunitaria delle donne vittime della violenza di genere.
Incoraggiamo ogni comunità ad aderire a questa proposta.
Qualcuno può chiedersi cosa ha a che fare una simile iniziativa con l’evangelizzazione o la difesa dei diritti umani.
Siamo convinti che l’Evangelo sia evangelo per tutti, gli oppressi e le oppresse, dunque anche per le donne vittime di violenza.
L’immagine della sedia vuota si accosta naturalmente alla croce vuota, che rappresenta il trono del Cristo.
Ai piedi della Croce possiamo ben collocare il posto delle innumerevoli Marie che, a partire dalla Maddalena e dalla madre di Gesù, hanno visto il loro “cuore trafitto da una spada”.

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