Di sorpresa

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di Helene Fontana

Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali getta- vano la rete in mare, perché erano pescato- ri. 19 E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». 20 Ed essi, lascia- te subito le reti, lo seguirono. 21 Passato oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca con Zebedeo, loro padre, rasset- tavano le reti; e li chiamò. 22 Essi, lasciando subito la barca e il padre loro, lo seguirono. 23 Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predi- cando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo

(Matteo 4:18-23 )

Se la nostra vita ormai è diventata un po’ troppo prevedibile e insoddisfacente, e se ormai consideriamo le nostre possibilità ed i nostri limiti come un dato di fatto a cui bisogna rassegnarsi, forse è giunto il momento di ricevere qualche sorpresa! Forse abbiamo bisogno di fare – o rinnovare – l’incontro con qualcuno che può aprire i nostri occhi ad una vita diversa.

Il ricordo di molti incontri di questo genere è conservato nella Bibbia. Spesso nelle sue pagine leg- giamo di come Dio incontra le persone appunto «di sorpresa», inaspettatamente, mentre sono immer- se nelle solite, ordinarie, faccende di ogni giorno, convinte che la loro strada è ormai decisa. In questi racconti sorprende leggere come Dio chiama invece queste persone a seguirlo su una strada radicalmen- te diversa, per cominciare una nuova vita con lui, e come sa suscitare in loro possibilità e capacità che non sapevano neanche di avere. Ma sorprende altrettanto scoprire come Dio sa usare le capacità e l’espe

rienza che già hanno le persone, per impiegarle per scopi nuovi, legati alla realizzazione del suo Regno.

Tanti nomi più o meno familiari ci ricordano queste esperienze che hanno cambiato la vita a uomini e donne di luoghi e tempi diversi: Abramo, Sara, Mosè, Samuele, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, Marta e Maria, Lazzaro, Paolo…

Un racconto biblico in particolare è diventato immagine dell’esperienza di tutti coloro che hanno sentito la chiamata di Dio attraverso Gesù, e che hanno deciso di seguirlo. È il racconto di come Gesù ha chiamato i suoi primi discepoli (Matteo 4, 18-23).

Gesù aveva appena cominciato la sua predicazio- ne quando è andato a cercare i suoi primi discepoli vicino al lago di Galilea. Il suo compito di annunciare il regno di Dio era da condividere e ha subito cercato collaboratori. Per loro, i futuri discepoli, si è trattato di un incontro, di una chiamata, veramente sorpren- dente, occupati com’erano in quel momento nelle loro faccende quotidiane – delle quali si aspettavano di occuparsi anche per il resto dei loro giorni.

Matteo racconta come Gesù chiama questi quat- tro uomini a lasciare tutto per seguirlo. E come loro rispondono alla sua chiamata senza la minima esi- tazione. «Subito», scrive il Vangelo, lasciano barca, padre, lavoro, addirittura quello che hanno fra le mani, le reti, gli utensili, per seguire Gesù. Lasciano la vecchia vita come l’avevano conosciuta e vissuta fino a quel momento, per incominciare un nuovo cammino insieme a Gesù.

Cos’è che convince questi quattro uomini, e altri ancora dopo di loro, a fare un cambiamento così radicale nella loro vita? Sono la presenza e la Parola di Gesù. Sono l’urgenza del suo messaggio e l’auto- rità della sua persona e del suo parlare. I discepoli hanno capito che il suo era un invito da non rifiuta- re, che la sua era una chiamata a partecipare a nien- temeno che il Regno di Dio. Gesù ha saputo aprire i loro occhi ad una vita e ad un futuro diversi.

Sappiamo bene che i discepoli, in seguito, non sono sempre stati così pronti e capaci di capire Gesù. Molte volte hanno sbagliato, fallito o almeno lasciato a desiderare. Ma Gesù non ha mai ritirato l’invito iniziale a seguirlo, ha saputo accettarli e servirsi di loro – nel senso buono della parola – contutti i loro difetti.

Ma anche con i loro pregi. Mentre Gesù ha aiutato a scoprire nei suoi discepoli talenti che non sapevano di avere, ha anche saputo usare quel che di buono e utile c’era già nella loro esperienza. Ha saputo impiegare le loro capacità e conoscenze già acquisite nel lavoro per il Regno di Dio.

Quando Gesù ha chiamato Simone e Andrea ha detto le ormai famose parole: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». È chiaro che questa è un’im- magine per descrivere il futuro compito dei discepoli quando avrebbero collaborato con Gesù nella predica- zione e in tutti gli altri aspetti del suo ministero.

Ma così come Gesù ha attinto dall’esperienza e dalla professione di pescatori dei suoi discepoli per questa immagine, così si sarebbe anche concreta- mente servito della loro esperienza durante il loro ministero comune. La loro resistenza, acquisita dalle lunghe notti fuori a pescare, sarebbe servita per resistere ai lunghi giorni di cammino e di lavoro ed alle notti passati all’aperto. La loro conoscenza del lago e la capacità di guidare una barca sarebbero state utili per i molti spostamenti e per le molte volte in cui Gesù ha dovuto predicare da una barca per la grandezza della folla presente. Il loro saper pescare sarebbe sicuramente servito a procurarsi ogni tanto un po’ da mangiare. E perfino le loro umili origini sarebbero un giorno servite a convin- cere chi li ascoltava che veramente era la potenza di Dio ad operare in loro perché da soli non sarebbero mai riusciti a predicare e a guarire.

Oggi Dio chiama noi. La sua voce si può far sen- tire nella nostra vita in molti modi diversi: attraverso la preghiera, la lettura e lo studio, la riflessione, o attraverso l’incontro ed il dialogo con altre persone. Ma è probabile che molti di noi incontreranno – o hanno incontrato – il Signore quasi «di sorpresa», e che nel mezzo delle nostre solite faccende ci rendia- mo conto, improvvisamente o un po’ alla volta, dove vuole che lo seguiamo.

Dio ci può cambiare e può cambiare la nostra vita. Ma può anche usare le capacità che già abbia- mo, le nostre conoscenze, la nostra esperienza e magari la nostra professione per annunciare e rea- lizzare il suo Regno. Ci chiama a seguirlo, certo con i nostri difetti, ma anche con tutto ciò che di buono e utile abbiamo e a cui possiamo dare un nuovo senso, impiegandolo per lui e per il suo Regno.

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