Le chiese, antidoto alla paura

Colori_dilecce

intervista a Franca Di Lecce 

 

Franca Di Lecce è direttore del Servizio rifu- giati e migranti della Federazione chiese evangeliche in Italia (Fcei). Le abbiamo rivol- to alcune domande.

— Se dico immigrazione, cosa rispondi?

«Immigrazione significa parlare di persone: uomini, donne e bambini che lasciano il loro paesi e sono qui ora insieme a noi per costruirsi un futuro. L’immigrazione è una lente d’ingrandimento che ci permette di guardare alle grandi trasformazioni delle nostre società contemporanee, è un termometro che misura il grado di democrazia e rispetto dei diritti umani di ogni paese».

— L’immigrazione è una lente d’ingrandimento; cosa vedi?

«Vedo una progressiva chiusura delle nostre società che si traduce in una disumanizzazione delle relazioni umane. Vedo delle società lacerate, domi- nate dalla paura dell’altro, dove lo straniero diventa un nemico da annientare o un concorrente nella spartizione dei diritti e delle risorse».

— L’immigrazione è un termometro dello stato di salute del nostro paese, l’Italia; come stiamo?

«In Italia si è affermata una cultura della paura, del sospetto e della delazione che si insinua nella nostra vita quotidiana e avvelena la nostra società. In Italia i migranti sono criminalizzati e con loro chi opera nel settore della solidarietà».

— Spiegati meglio?

«Il pacchetto sicurezza, approvato a luglio 2009, che inasprisce le norme e, sull’immigrazione, fa dei migranti “potenziali criminali” e trasforma i cittadini in potenziali delatori. La legge sull’immigrazione e il pacchetto sicurezza parlano di tutti noi; parlano della nostra società disgregata e di quella cultura della delazione di cui ti parlavo».

— Raccontami una storia?

«Ti porto due esempi. Il primo. Un anziano, in una chiesa battista, durante il momento delle preghiere spontanee chiede a Dio la forza per disub- bidire alle leggi ingiuste. Era il momento in cui si discuteva in Parlamento il “pacchetto sicurezza”. Secondo. Un marinaio coinvolto in un’operazione di respingimento di migranti verso la Libia in un’inter- vista ha dichiarato che non avrebbe mai raccontato ai suoi figli quello che aveva fatto perchè se ne ver- gognava. Mi chiedo: che società stiamo costruendo? Che società è quella in cui i padri non possono rac- contare e trasmettere ai figli la propria storia?».

— Qual è il compito delle chiese?

«Ritengo che il compito delle chiese sia rimet- tere ogni giorno al centro della propria vocazio-

ne la dignità delle persone: ogni persona è creata ad immagine di Dio. I migranti sono persone, non sono corpi da sfruttare e ricattare, non sono pacchi scomodi da rispedire al mittente. Le chiese hanno il compito di denunciare la violazione dei diritti umani, di accogliere e accompagnare i migranti nei loro percorsi di integrazione nella società.

Dobbiamo essere consapevoli che i diritti vanno per accomulazione non per sottrazione. Quando si limitano i diritti degli altri, anche i nostri sono a rischio».

— Cosa preoccupa maggiormente le chiese euro- pee?

«L’espansione e il radicamento del razzismo in Europa. Sono convinta che le chiese possano dotare le società europee di un potente antidoto perché i migranti non diventino il capro espiatorio su cui sca- ricare i problemi e le tensioni di società profonda- mente in crisi. Le chiese devono resistere alla mani- polazione della paura, e lo possono fare a partire dall’incontro concreto con le persone, perchè nello straniero possiamo riconoscere il volto di Dio».

A cura della redazione 

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