E noi, cosa possiamo fare?

in corsiaHiv/Aids: un emergenza africana

La pandemia dell’Aids continua a costituire una drammatica realtà nel continente africano. Nello Zimbabwe dal 1990 (dati UNICEF) l’aspettativa di vita è scesa da 61 a 33 anni e ci sono attualmente circa 1 milione di bambini che sono orfani per cause riconducibili alla pandemia: un bambino su 5. Il 20% della popolazione è sieropositiva con punte del 40%.

L’impegno della Convenzione battista dello Zimbabwe

Le chiese sorelle dello Zimbabwe cercano di lottare contro la diffusione del virus ma è una battaglia impari perché a causa di un’inflazione orami fuori controllo, che quest’anno ha raggiunto il 1000% (mille per mille), è quasi impossibile per loro portare avanti programmi di prevenzione, cura e assistenza per le persone ammalate o contagiate. Per questa gravissima situazione ci sono cause strutturali insite in un sistema di iniqua distribuzione delle risorse e di accumulo della ricchezza planetaria nelle mani di pochissimi. Problemi enormi per la risoluzioni dei quali dobbiamo batterci in tutti i contesti. Tuttavia all’azione politica vanno affiancate azioni concrete improntate alla giustizia e alla solidarietà. L’aiuto economico in valuta estera, forte verso lo Zimbabwe, è importantissimo in questa fase. Ecco perché l’Unione battista italiana ha deciso di appoggiare la Convenzione battista dello Zimbabwe (BCZ) nei suoi programmi di assistenza sanitaria connessi con l’attività dell’ospedale di Sanyati e dei 6 ambulatori rurali del distretto di Gokwe. L’uno e gli altri sono riconosciuti dallo Stato e sono gli unici presidi sanitari per la popolazione nell’area dove operano.

Le priorità

I responsabili della BCZ ci hanno indicato le necessità più urgenti nel campo sanitario e in quello della solidarietà sociale. La filosofia dell’azione è: tutto ciò che si può comprare in loco, come la maggior parte delle medicine e delle attrezzature medico-sanitarie, sia acquistato nello stesso Zimbabwe o in uno dei paesi africani confinanti. In questo modo si abbatteranno drasticamente i costi di trasporto e si contribuirà almeno un po’ all’economica locale.

Un generatore di elettricità

Fra le necessità più urgenti dell’ospedale che ha circa 135 posti letto, c’è un generatore elettrico. La parola “circa” segnala la difficoltà di definire come posti letto un certo numero di letti che non hanno più il materasso. Il generatore è essenziale per consentire all’ospedale di operare anche nei prolungati periodi di black out che possono durare giorni. Il costo di un generatore acquistato in loco è di circa 13.000 Euro. A questo va aggiunto il costo del carburante per farlo funzionare.

Farmaci e attrezzature ospedaliere

C’è poi carenza di farmaci e di attrezzature medico-ospedaliere. Non mancano solo farmaci specifici per la cura dell’Aids ma anche antibiotici, antinfiammatori o medicine salvavita, reagenti per le analisi, insieme a siringhe sterili, garze, cotone, ecc. In ospedale vi è solo una incubatrice funzionante (quando c’è corrente) ma i bambini che nascono sottopeso da mamme sieropositive sono tanti. E c’è un solo sterilizzatore. Ma la lista di attrezzature medico-chirurgiche fuori uso è lunghissima.

Si può in qualche caso valutare la possibilità di inviare nello Zimbabwe attrezzature ospedaliere costose ma reperite gratuitamente in ottimo stato qui in Italia, appoggiandosi ad una collaudata organizzazione non governativa, la ZACH, che ce ne garantirà la puntale consegna. 

Ambulanze

Urgente è anche l’acquisto di ambulanze fuoristrada 4×4, una per l’ospedale stesso, e almeno un’altra per gli ambulatori rurali. Attualmente l’ospedale ne è privo. Se pensate che nell’area nessuno possiede un’automobile e si viaggia in autobus (che però passa una sola volta al giorno) o molto più spesso a piedi, si comprende cosa la mancanza di ambulanze significhi per gli ammalati gravi. La seconda ambulanza dovrebbe servire un’ampia zona in cui le strade sono più simili a piste da motocross, dove non c’è elettricità e non ci sono telefoni. Nell’ambulatorio di Mtange che abbiamo visitato non c’è attualmente neppure un’automobile, ma solo un carretto tirato da un mulo.

Sostegno agli orfani

La Convenzione Battista aveva, in tempi passati, costituito un fondo per provvedere agli orfani e alle vedove dei pastori, ma l’inflazione l’ha polverizzato. Tuttavia fra i suoi programmi c’è quello di sostenere 30 orfani. 30 può sembrare un piccolo numero se riferito ad un paese che conta milioni di orfani, ma per loro assistere 30 orfani è già un impegno quasi eroico. Dunque possiamo aiutare le chiese zimbabwane a sostenere questi orfani e magari anche tanti altri. Il costo per il mantenimento di un bambino e bambina è calcolato in circa 50 € al mese. Chi vorrà potrà dunque contribuire a questo progetto secondo le modalità che sceglierà (offerta una tantum, mensile, semestrale, annuale).

Borse di studio

Chi lo desidera potrà invece affiancare con borse di studio la Convenzione nello sponsorizzare la formazione professionale di tre giovani nell’area della medicina, agricoltura ed amministrazione.

Volontari

Sarebbe utile a Sanyati o negli ambulatori rurali la presenza di volontari italiani medici e paramedici. Va specificato tuttavia che per poter operare nello Zimbabwe, medici e infermieri stranieri disponibili devono per legge sottoporsi ad un iter burocratico che include un periodo di lavoro gratuito di tre mesi presso ospedali statali. Una volta accreditati si può poi operare anche per periodi brevi presso Sanyati, gli ambulatori o in altri presidi del paese.

A Sanyati è però possibile lavorare da volontari anche in altri ambiti di attività per i quali non è necessaria alcuna particolare autorizzazione.

 

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