I battisti in Italia

07-Geometriedi Emmanuele Paschetto

 

1. Il primo missionario battista giunto in Italia nel 1863, l’inglese James Wall, scriveva in una lettera ai suoi sostenitori del Regno Unito: «Credo che se questa missione si svilupperà interamente non settaria, ma semplicemente evangelistica […] sarà una benedizione perenne per l’Italia […] È deplorevole che le nostre differenze siano state portate nel campo missionario […] sarebbe meglio lasciare chiudere lo spiraglio che si è aperto, anziché fondare chiese sul modello inglese…».

Questo auspicio non si è realizzato. Oggi ci sono almeno trentamila battisti in Italia, tra UCEBI (un terzo), altre organizzazioni e battisti di altri paesi. L’evangelismo italiano conta una decina di denominazioni e decine di organizzazioni diverse.

 

2. Negli anni Ottanta del XIX secolo c’erano nel nostro paese tre missioni inglesi ed una americana. L’8 e 9 maggio 1884 i loro rappresentanti e gli operai (così erano chiamati pastori ed evangelisti) italiani si radunarono a Torino per fondare la “Unione Cristiana Apostolica Battista” (UCAB) allo scopo di «promuovere e sviluppare sentimenti di fratellanza e spirito di corpo fra i componenti dell’Unione» e «studiare assieme e porre in atto i mezzi più acconci per la maggiore diffusione dell’Evangelo in Italia, e per la conservazione e propagazione dei principi dell’Unione». Fu una svolta nella storia del battismo in Italia, sottolineata dalla fondazione del mensile «Il Testimonio» che per quasi 110 anni fu l’organo di informazione dei battisti italiani.

 

3. Con il Novecento, si andò formando nella neonata Scuola Teologica Battista una generazione di pastori entusiasta e combattiva, che si interessava fortemente di quanto avveniva nel nostro paese. Il movimento modernista che scosse la Chiesa cattolica fu seguito con attenzione e, dopo la scomunica di Pio X, diversi preti divennero pastori dell’UCAB. Contemporaneamente aumentavano – sull’onda del Social Gospel – le simpatie verso il socialismo. Si corse il rischio di creare fratture con quanti ritenevano che ci si dovesse limitare alla predicazione dell’Evangelo.

Il prestigio dei battisti crebbe grazie ad alcune personalità, come Giuseppe Gangale, Mario A. Rossi, Lodovico e Paolo Paschetto, Aristarco Fasulo e anche grazie alle diverse pubblicazioni di carattere religioso e storico, agli opuscoli popolari e ai tre periodici: Il Testimonio, Il Seminatore, foglio di evangelizzazione, e la rivista Bilychnis. Questa, per un ventennio, propose il dialogo fra scienza e fede, contando su collaboratori di fama internazionale.

 

4. La Grande Guerra (1915-18) segnò l’inizio di un duro periodo per il battismo italiano. I disordini del dopoguerra e l’avvento del Fascismo (1922) accrebbero il disagio delle comunità. Per la prima volta il numero dei membri delle chiese era diminuito. La missione inglese che per prima, nel 1863, era venuta in Italia, abbandonò il paese cedendo chiese, pastori e strutture alla Missione americana. Nel 1923 nacque l’Opera evangelica battista d’Italia, che dovette affrontare grosse difficoltà, stretta fra le restrizioni della libertà da parte del Fascismo e la crescente ostilità cattolica. Il Concordato del 1929 saldò il fronte clericofascista.

Un esempio dell’ostilità contro la missione inglese (all’indomani delle Sanzioni del 1935 votate dalla Società delle Nazioni nei confronti dell’Italia dopo l’aggressione all’Etiopia), fu la chiusura delle scuole elementari gestite dalla Missione della Spezia. La scuola, molto stimata in città, contava circa 500 alunni, era attiva da oltre 50 anni e sui suoi banchi erano passati migliaia di allievi.

 

5. La Seconda guerra mondiale passò come un turbine anche sulle nostre chiese. Distruzioni, morti e feriti, cacciati i missionari stranieri, azzerate le offerte giunte dalle chiese estere per ottant’anni. Simbolo di questo periodo tragico fu la comunità di Spigno Saturnia nel Lazio: al passaggio del fronte tre sorelle di chiesa e il figlio di una di esse persero la vita, mentre la cappella fu fatta saltare dai tedeschi in ritirata insieme a diverse case del paese.

Simbolo del secondo lustro degli anni Quaranta i pacchi «Care» contenenti cibo, vestiario, prodotti igienici, giocattoli, che a migliaia giunsero dagli USA alle nostre chiese (oltre che ad altri enti ecclesiastici e pubblici) e furono distribuiti non solo alle famiglie evangeliche ma anche alle famiglie bisognose dei quartieri dei paesi dove erano presenti le chiese. In quegli anni i culti domenicali furono molto frequentati.

 

6. Seguì negli anni successivi l’ultimo periodo di espansione del battismo italiano: si raggiunsero i 5.500 membri battezzati e nel 1956 si costituì l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (Ucebi), il cui primo segretario fu il pastore Manfredi Ronchi.

I molti missionari americani inviati nel nostro paese misero in piedi numerose attività: la Scuola Teologica di Rivoli, Villa Betania di Roma, il rafforzamento dell’Istituto Taylor a Roma per ragazzi ed anziani, il Villaggio della Gioventù a S. Severa, la Casa per anziani Villa Grazialma di Avigliana, il Centro per bambini di Rocca di Papa, la Casa editrice battista. Queste iniziative erano largamente finanziate dalle missioni americane.

In quegli anni si accesero i primi dibattiti tra chi voleva continuare a rimanere essenzialmente un’opera missionaria e chi intendeva l’Unione come una comunione di chiese autonome dalla Missione.

 

7. Negli anni sessanta molti giovani delle comunità parteciparono al Movimento Studentesco. Quando i giovani presentarono all’Assemblea dell’UCEBI del 1969 il documento «Il senso della nostra fede» si rischiò di determinare una frattura teologica e generazionale all’interno del battismo italiano. L’Assemblea generale dell’UCEBI del 1974 riconobbe la presenza di due posizioni divergenti fra i battisti, quella che privilegiava l’aspetto individualistico, insistendo sulla conversione del cuore e quella che evidenziava il «peccato» sociale, propugnando l’intervento nel politico e nella vita collettiva. La sintesi fra le due tendenze fu raggiunta molti anni dopo.

Nel frattempo, nel 1978, La Missione americana lasciò il campo italiano.

8. Nel decennio 1980-1990, sotto la presidenza dei pastori Piero Bensi prima e di Paolo Spanu poi, si tentò il rilancio dell’UCEBI fra le chiese, con l’elaborazione del «Piano di Cooperazione». Si corresse la rotta rispetto alla tradizione battista, spostando l’accento dalla autonomia e responsabilità delle comunità locali, ad una certa centralizzazione sul piano organizzativo, finanziario e decisionale in funzione di una razionalizzazione della presenza sul territorio, e del miglior impiego delle risorse umane ed economiche.

Il lavoro federativo, cominciato già da Manfredi Ronchi negli anni ’60, che aveva prodotto la Federazione delle Chiese evangeliche (Fcei), determinò un ulteriore risultato nel reciproco riconoscimento tra battisti, metodisti e valdesi (BMV) siglato nel 1990. L’accordo, unico nel panorama europeo, prevede il riconoscimento reciproco dei membri di chiesa, dei ministri e delle chiese.

9. L’ultimo decennio del secolo vide la firma, il 29 marzo 1993, tra il presidente del Consiglio Giuliano Amato ed il presidente dell’UCEBI Franco Scaramuccia, dell’Intesa tra la Repubblica Italiana e l’Unione battista, in attuazione dell’art. 8 della Costituzione. La firma era stata preceduta da una Assemblea straordinaria che approvò l’Intesa, ma respinse la possibilità di avvalersi dell’8 x 1000.

10. Negli ultimi trent’anni le donne hanno fatto il loro ingresso nel ministero pastorale e hanno dato un contributo qualificato sia in ambito teologico sia in ambito amministrativo. Inoltre l’Unione investe sul rapporto con una crescente presenza di chiese internazionali nell’Unione. Dei circa seimila membri di chiesa attuali, il 40% sono stranieri. Le comunità etniche sono un quarto del totale. Si tratta di una iniezione di vitalità e di pluralismo, ma ciò comporta anche un’influenza crescente di posizioni teologiche più tradizionaliste, letteraliste dal punto di vista biblico, fondamentaliste sul piano dell’etica, che rischiano di riaprire le ricorrenti contrapposizioni tra “destra” e “sinistra” che hanno caratterizzato la storia del battismo italiano. Il nostro futuro sta nell’armonizzazione di queste due componenti.

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